2 novembre 1975 – Ucciso Pier Paolo Pasolini

La sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perché egli ne aveva già descritto, nella sua opera, le modalità squallide e atroci, dissimile perché egli non era uno dei suoi personaggi, bensì una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un’epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile.

Alberto Moravia

Nelle prime ore del 2 novembre 1975 Pier Paolo Pasolini venne picchiato e poi ucciso nella spiaggia dell’idroscalo di Ostia. Era la fine di un noto e eclettico giornalista, sceneggiatore, poeta, scrittore e regista italiano.

Difficile capire ancora oggi come andarono le cose. Dell’omicidio si assunse la responsabilità il giovane Pino Pelosi che raccontò di aver avuto una discussione con Pasolini, il quale avrebbe preteso prestazioni sessuali dal ragazzo. La resistenza del Pelosi avrebbe portato alle drammatiche conseguenze. Tuttavia, nelle mani degli inquirenti ci fu sempre e solo la testimonianza del ragazzo con diverse incongruenze con la perizia legale. Perlopiù, Pelosi nel 2005 accusò altre tre persone, di cui fece i nomi solo nel 2008. 

Successivamente, un film di Marco Tullio Giordana aprì altre ipotesi sulla sua morte, mentre altre piste più recenti la collegarono  alla vicenda di Enrico Mattei e Eugenio Cefis (Eni e Montedison), di cui stava scrivendo un libro. Le numerosi ipotesi, difficili da provare, hanno lasciato un ricordo sbiadito e ingiustificato della sua morte, drammaticamente degna e indegna per il personaggio Pasolini, come ebbe a dire Moravia.

Contributi multimediali.

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