3 novembre 1867 – La battaglia di Mentana

Garibaldi aveva un chiodo fisso: la conquista di Roma. Ci provò, o almeno ci pensò, nel 1861 durante la sua spedizione nel Regno delle Due Sicilie. In quella occasione Cavour dovette inviare direttamente il re per fermarlo (Incontro di Teano), per poi mandarlo in esilio a Caprera. Così nel 1864, il Regno d’italia stipulava un accordo con la Francia in cui si impegnava a difendere da attacchi esterni ciò che rimaneva  dello Stato Pontificio.

Tuttavia Garibaldi non abbandonò mai l’idea di Roma, cosicché nel 1867 non poté fare a meno di organizzare una spedizione di circa 10.000 volontari, accompagnata da una sollevazione interna. Napoleone III ebbe tutto il tempo di organizzare la difesa di Roma. Così, sedate le rivolte interne, il 3 novembre l’esercito pontificio guidato da Hermann Kanzler, si incamminò lungo la via Nomentana. Si incontrarono a Mentana con le truppe Francesi e attaccarono le truppe Garibaldine rifugiate nel paese. Le truppe franco-potificie ebbero la meglio. La vittoria fu attribuita alla potenza francese e ai suoi fucili chassepot, anche se alcune testimonianze dell’epoca ci dicono che non fu sparato un solo colpo da quei fucili. Probabile che la storia dei fucili fu solo frutto della propaganda francese.

La battaglia di Mentana diede alcuni anni di vita in più allo Stato Pontificio, fino alla famosa breccia di Porta Pia del 1870.

Contributi Multimediali.

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