5 novembre 1860 – Inizio della resistenza borbonica a Gaeta

Persa Napoli, il re Francesco II di Borbone si spostò via mare a Gaeta. Nel frattempo le truppe borboniche combattevano nel Volturno, dove persero l’ennesima battaglia che li costrinse a rifugiarsi a Gaeta. Ebbe così inizio l’assedio sabaudo con il generale Enrico Cialdini che dal 5 novembre 1860 organizzò un massiccio assedio, anche grazie all’aiuto di alcuni elementi dell’esercito borbonico che si unirono agli invasori.

Le ostilità iniziarono l’11 novembre, anche se l’assedio vero e proprio diventerà operativo due giorni dopo. La composizione dell’esercito piemontese era: 18.000 soldati, 1.600 cavalli, 66 cannoni a canna rigata e 180 cannoni a lunga gittata. Le forze navali fedeli a Francesco II erano 5 unità da guerra napoletane (Partenope, Delfino, Messaggero, Saetta, Etna); ancora importante era il numero delle forze di terra, troppo numerose per essere ospitate tutte dentro le mura di Gaeta.

La svolta si ebbe il 5 febbraio con l’apertura di una breccia nelle mura di Gaeta grazie a un colpo di cannone che colpì il magazzino delle munizioni, permettendo così l’ingresso delle truppe piemontesi nella città.

L’assedio durò 102 giorni, 75 dei quali sotto il costante fuoco nemico, causando 46 morti e 361 feriti nell’esercito piemontese. Molto più grandi i numeri per gli assediati: 862 morti, 569 feriti, 200 dispersi più un numero imprecisato di vittime della popolazione civile costretta sotto il bombardamento nemico.

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Contributi multimediali.

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