12 dicembre 1969 – La strage di piazza Fontana

Strage di Piazza FontanaIl 12 dicembre del 1969 alle 16:37 una bomba esplose nella Banca Nazionale dell’Agricoltura a Pizza Fontana, Milano. Era l’inizio degli “anni di piombo” e della cosiddetta strategia della tensione, che caratterizzò il decennio successivo alla strage di Milano. Nello stesso giorno esplosero altri due ordigni a Roma, uno davanti l’Altare della Patria e l’altro all’ingresso del Museo del Risorgimento a Piazza Venezia. Il bilancio fu di quattro feriti a Roma, mentre l’esplosione più potente di Milano causò 17 morti e 88 feriti.

L’attentato di Piazza Fontana rientra a pieno titolo nei “misteri d’Italia”, dove le responsabilità sono ancora incerte e le indagini non sono riuscite a far emergere responsabilità provate e oggettive. Infatti, proprio durante le indagini, che pur vagliando ogni possibilità, in un primo momento seguirono soprattutto la pista anarchica, si ebbe la morte dell’indagato e anarchico Giuseppe Pinelli (ufficialmente caduto a causa di un “malore attivo” dal balcone della Questura milanese). Altro indagato fu Pietro Valpreda, facente parte del Circolo anarchico 22 marzo di Roma, incastrato da un presunto riconoscimento di un tassista che lo avrebbe accompagnato a Piazza Fontana il pomeriggio della strage. Successivamente furono coinvolti nell’indagine anche i neofascisti Franco Freda e Giovanni Ventura, avallando così una pista che riconduceva all’estrema destra. Tale pista fu confermata dal ritrovamento di un arsenale di munizioni, compatibili con quelle utilizzate nella strage, presso l’abitazione di un esponente veneto di Ordine Nuovo, gruppo neofascista.

Alcune ipotesi vorrebbero che gli esecutori materiale fossero stati aiutati da servizi segreti deviati sia italiani che americani (Strage di Piazza Fontana, la Repubblica), ipotizzando, dunque, un coinvolgimento dello stesso apparato dello Stato italiano. Ma anche in questo caso le prove certe scarseggiano.

I sette processi celebrati riguardanti la strage di Piazza Fontana terminarono tutti con l’assoluzione degli imputati. Dunque, almeno dal punto di vista legale, la strage rimane ancora tutt’oggi senza colpevoli. Tuttavia, la sentenza della Cassazione del 3 maggio 2005 che assolve gli ultimi indagati, afferma che Franco Freda e Giovanni Ventura, assolti con terzo grado di giudizio nel 1984 e quindi non più processabili, alla luce delle nuove prove raccolte, sarebbero stati condannati (Sentenza della Cassazione del 3 maggio 2005).

La strage del 12 dicembre 1969 rimane un capitolo oscuro da affidare agli storici, la cui sentenza sarà più ardua del solito per l’inestricabile filo di relazioni, prove farraginose, interessi politici contrapposti e depistaggi.

Links e documenti.

La strage di Piazza Fontana – Una strage di Stato, La storia siamo noi.

43 anni, Piazza fontana, un libro, un film, e-book, di Adriano Sofri.

piazzafontana.it

Contributi multimediali.

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5 thoughts on “12 dicembre 1969 – La strage di piazza Fontana

    1. Innanzi tutto grazie per il suo commento. Devo confermare che il numero delle vittime fu 17. Non le scrivo i nomi per brevità.
      In merito alle responsabilità penali ho citato la Sentenza della Cassazione del 3 maggio 2005, che può consultare dal link. Da un punto di vista storico, sarebbe opportuno visionare gli archivi, che al momento permangono segreti. Solo allora si potrà parlare di verità, sempre da un punto di vista storico, e non solo di testimonianze o indizi, che pure hanno contribuito ad accertare fino ad ora alcune responsabilità.

  1. Ecco uno stralcio della sentenza di primo grado. Non vorrei risultare pedante contraddicendoLa, ma come vede le vittime furono 16.

    In ogni caso Le consiglio di mettersi eventualmente in contatto con il Centro Cultura Legalità Democratica della Regione Toscana, dove sono disponibili in formato PDF tantissime sentenze inerenti gli anni settanta.
    http://www.regione.toscana.it/regione/export/RT/sito-RT/Contenuti/sezioni/diritti/legalita/rubriche/testi/visualizza_asset.html_1200861626.html

  2. Avevo avuto modo di visionare la lapide; ciò non toglie che, come Lei ha giustamente affermato, “da un punto di vista storico, sarebbe opportuno visionare gli archivi”. Quindi, tendenzialmente, un’informazione contenuta in una “carta processuale” è più attendibile rispetto ad un’informazione estrapolata da una lapide. Ma sto parlando ovviamente da un punto di vista generale, non metto in dubbio il fatto che nel caso specifico possa aver ragione Lei.

    Un ultimo appunto: l’arsenale di armi non venne recuperato presso “l’abitazione di un esponente veneto di Ordine Nuovo”, bensì presso un’abitazione di Castelfranco Veneto il cui proprietario non era riconducibile ad ON (è stato invece appurato in sede processuale che il proprietario delle armi era Giovanni Ventura).

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