4 gennaio 1947 – Accursio Miraglia ucciso da Cosa Nostra

Accursio MiragliaLa sera del 4 gennaio del 1947, il sindacalista e paladino dei contadini di Sciacca, Accursio Miraglia, fu ucciso a colpi di pistola davanti la sua abitazione. Un delitto annunciato, se è vero che quella sera, come le altre, Miraglia fu scortato da due compagni nel percorso che lo portava alla sua abitazione. Ma questa volta venne accompagnato fino a 30 metri prima della sua abitazione, tragitto solitario che segnò la sua condanna a morte.

Miraglia fu molto attivo nell’immediato Secondo Dopoguerra come membro del Comitato di Liberazione di Sciacca, dirigente del Pci e fondatore della prima Camera del Lavoro in Sicilia. Oltre ad essere un dirigente politico e sindacale, era anche direttore dell’’Ospedale civico di Sciacca, proprietario di una piccola industria del pesce, amministratore di una fornace per la produzione di laterizi e direttore del teatro “Rossi”. Insomma, ero un personaggio molto conosciuto in paese.

Per l’omicidio furono fermati Calogero Curreri, indicato dai due militanti che quella sera avevano accompagnato Miraglia a casa, come facente parte del commando omicida. Altri testimoni (tra cui la moglie di Miraglia e le sorelle Brigida ed Eloisa) indicarono nel proprietario terriero, cavaliere Rossi, e nel suo gabelloto Carmelo Di Stefano, alcuni dei possibili mandanti dell’’omicidio. Giorni dopo, la polizia trasmise alla Procura della Repubblica di Palermo le “carte” dell’’inchiesta, che in breve tempo ordinò la scarcerazione degli imputati per mancanza di elementi concreti di colpevolezza. Ma la polizia e i carabinieri arrestarono nuovamente Calogero Curreri, stavolta insieme a Pellegrino Marciante e Bartolo Oliva. I primi due, interrogati dagli inquirenti, confessarono il delitto ed indicarono quali mandanti il cavalier Rossi, il cavalier Pasciuta, il cavaliere Vella e il gabelloto Carmelo Di Stefano. Tuttavia, davanti al Procuratore di Palermo, Curreri e Marciante ritrattarono le loro confessioni, accusando le forze dell’’ordine di averle estorte con violenze inenarrabili. Il giudice, quindi, prosciolse tutti per non aver commesso il fatto. Ad onor di cronaca il processo per le violenze da parte delle forze dell’ordine finì con un’assoluzione, smentendo così che quelle dichiarazioni fossero state estorte con la forza e, dunque, non valide ai fini processuali. (da La Sicilia, 24 aprile 2005).

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