21 Marzo 1960 – Massacro di Sharpeville

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Il 21 Marzo 1960, a Sharpeville in Sudafrica, la polizia sparò su una folle di manifestanti di colore riunitasi per manifestare pacificamente contro la politica dell’apartheid uccidendo 72 persone e ferendone 180.

A scatenare la protesta, qualche giorno prima, fu l’adozione da parte del governo sudafricano della cosiddetta “legge del lasciapassare” che imponeva ai cittadini sudafricani neri di dover esibire uno speciale permesso se fossero stati fermati dalla polizia in una zona riservata ai bianchi.

La mattina del 21 Marzo, pertanto, una folla di dimostranti ( tra 5000 e 7000 persone) si recò presso la stazione di polizia di Sharpeville chiedendo di essere arrestati perché sprovvisti di lasciapassare. Quando la polizia aprì il fuoco venne compiuta una carnefice tanto inutile quanto crudele.

Il massacro di Sharpeville contribuì ad alimentare l’escalation della tensione tra neri e bianchi. Subito dopo i fatti del 21 Marzo, infatti, vennero arrestate oltre 18000 persone ed il 30 Marzo venne introdotta la legge marziale in tutto il paese.

La risoluzione 134 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, approvata nell’Aprile seguente, condannò in maniera risoluta l’azione del governo sudafricano rafforzando l’isolamento internazionale di quest’ultimo che non garantiva e continuò a non garantire a lungo l’autodeterminazione del popolo nero del paese.

 

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