11 aprile 1963 – Giovanni XXIII pubblica la Pacem in terris

Giovanni XXIII firma l'enciclica Pacem in Terris.
Giovanni XXIII firma l’enciclica Pacem in Terris.

Nel pieno della Guerra Fredda, papa Giovanni XXIII pubblicava l’enciclica Pacem in terris, rivolta a “tutti gli uomini di buona volontà” e dunque non solo ai credenti.

Il testo fece molto scalpore perché invitava a superare le divisioni, per creare un mondo di pace, superando le divergenze attraverso il dialogo e il negoziato. Era, insomma, un manifesto politico a 360 gradi, che ripercorreva diritti e doveri dell’individuo e la gestione della politica interna degli stati e rapporti tra gli stati.

L’enciclica fu tacciata di essere filocomunista, nonché di essere stata responsabile del buon risultato elettorale del PCI ne 1963. Tuttavia, un’attenta analisi suggerisce che la portata di tale documento era di gran lunga maggiore alla mera intenzione di influenzare le elezioni politiche italiane.

Link e documenti.

Pacem in terris, testo completo, da vatican.va.

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4 aprile 1949 – Firma del Patto Atlantico: nasce la NATO

Dean Acheson (Ministro degli Esteri statunitense)firma il trattato NATO.
Dean Acheson (Ministro degli Esteri statunitense)
firma il trattato NATO.

Il 5 luglio 1948 ebbero inizio i negoziati per definire il Patto Atlantico, il North Atlantic Treaty, per terminare nel marzo 1949. Finalmente il 4 aprile dello stesso anno tale Patto, uno dei documenti più importanti del secondo Dopoguerra, fu firmato a Washington.

La firma del Patto Atlantico da parte degli Stati Uniti, che fino ad allora avevano partecipato alle guerre senza aderire a trattati di alleanza, segnò un cambio importante nella politica estera nordamericana, con un impegno politico-militare preciso come potenza guida del “campo” occidentale, mentre si delineava sempre di più il bipolarismo da Guerra Fredda.

Le trattative furono lunghe e laboriose, impegnando le delegazioni fino a qualche giorno prima della firma del Patto. Infatti, nel documento si affrontavano questioni spinose, primo tra tutti il casus foederis. Nello specifico, all’art. 5:

Le Parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o nell’America settentrionale, costituirà un attacco verso tutte, e di conseguenza convengono che se tale attacco dovesse verificarsi, ognuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva riconosciuto dall’art.51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’impiego della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale.

Insomma, qualsiasi attacco di un terzo avrebbe mobilitato tutti gli aderenti per la difesa dello stato alleato sotto attacco. Rimanevano indefinite le contromisure da mettere in campo, che sarebbero state stabilite caso per caso, “ivi compreso l’impiego della forza armata”. Le ragioni dell’ambiguità di questo passaggio vanno ricercate nel fatto che il presidente degli Stati Uniti non poteva espropriare il Senato di una prerogativa costituzionale rappresentata dalla dichiarazione dello stato di guerra.

Altro punto spinoso fu la definizione geografica dell’Alleanza, che andò oltre l’aggettivo “Atlantica” proprio perché l’Italia partecipò alla sottoscrizione del Trattato, su insistenza francese. Insomma, la partecipazione dell’Italia diede al Patto Atlantico un respiro più europeo, anche se il nostro paese aderì al patto senza contribuire alla stesura del suo contenuto.

Contributi multimediali.

25 Marzo 1957 – Trattati di Roma

images (5)A partire dal 1955 il processo di integrazione europea subì un forte slancio grazie all’influenza, in particolare modo, di Jean Monnet, del ministro degli esteri belga Paul -Henri Spaak, e di quello della Germania federale Walter Hallstein. L’obiettivo era quello di porre in comune l’uso e lo sviluppo dell’energia atomica tra i paesi europei e creare un mercato comune europeo.

Dopo gli incontri preparatori di Messina e  Venezia, un rapporto presentato da un comitato di esperti presieduto da Spaak sosteneva che bisognava istituire una “Comunità economica europea” ed una “Comunità europea dell’energia atomica”.

Il 25 Marzo 1957, a Roma, vennero firmati i Trattati che istituivano la Comunità Economica Europea e l’Euratom. I paesi contraenti erano: Belgio, Francia, Germania Ovest, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi.

Gli organismi preposti al funzionamento delle due comunità erano la Commissione (con lo scopo di definire le politiche), il Consiglio dei Ministri (in cui i governi decidevano all’unanimità e, quindi, con diritto di veto), un Assemblea Parlamentare di 142 membri (eletti dai rispettivi parlamenti nazionali) ed, infine, una Corte di Giustizia.

I Trattati di Roma vennero rapidamente ratificati dai parlamenti nazionali ed il mercato comune entrò in funzione il primo Giugno del 1959.

22 Marzo 1945 – Nasce la Lega Araba

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La creazione di una lega che riunisse i paesi arabi era  un’idea elaborata negli anni tra la prima e la seconda guerra mondiale. Nel corso della seconda guerra mondiale gli inglesi, che controllavano parte del medio oriente attraverso il regime dei mandati, incoraggiarono gli sforzi che alcuni paesi arabi stavano compiendo per unirsi in un’organizzazione che li rappresentasse.

Il 22 Marzo 1945 al Cairo, in Egitto, i rappresentanti di Arabia Saudita, Egitto, Iraq, Libano, Siria e Transgiordania firmarono la Carta istitutiva della Lega Araba  a cui si aggiunse, qualche settimana più tardi, lo Yemen.

Obiettivo della Lega Araba era quella di occuparsi degli interessi dei paesi arabi e stabilire tra di essi una cooperazione finanziaria, economica, sociale e culturale. Lo stesso giorno della sua creazione la Lega Araba si pronunciò a favore della creazione di uno Stato arabo in Palestina e a sostegno dell’indipendenza degli arabi del Nord Africa.

Oggi la Lega Araba è composta da 22 Stati membri: Giordania, Emirati Arabi: Bahrein, Tunisia, Algeria, Gibuti, Arabia Saudita, Sudan, Siria, Somalia, Iraq, Oman, Palestina, Qatar, Comore, Kuwait, Libano, Libia, Egitto, Marocco, Mauritania, Yemen. Lo status di membro della Siria è attualmente sospeso.

3 marzo 1918 – La Russia esce dalla Prima Guerra Mondiale (Trattato di Brest-Litovsk)

I territori persi dalla Russia con il Trattato
I territori persi dalla Russia con il Trattato di Brest-Litovsk

Il 3 marzo 1918 la Russia e gli Imperi Centrali firmavano il Trattato di Brest-Litovsk. Si sanciva così l’uscita definitiva della Russia dalla Prima Guerra Mondiale e la perdita di gran parte dei territori russi in Europa e quindi la Polonia Orientale, la Lituania, la Curlandia, la Livonia, l’Estonia, la Finlandia, l’Ucraina e la Transcaucasia.

Dopo la Rivoluzione d’Ottobre il Governo sovietico auspicò la firma di un trattato in grado di svincolare la Russia dalla guerra in maniera giusta e democratica. Ma la Germania impose perdite importanti alla Russia, che con Trotsky cercò di limitare i danni imposti dai diktat tedeschi. Malgrado la decisione russa di non combattere più, il 18 febbraio i tedeschi sfondavano la linea difensiva avversaria. Allora Lenin chiese e ottenne l’autorizzazione dal Comitato Centrale del Partito Bolscevico a firmare la pace, nonostante le richieste avanzate in sede diplomatica per la firma del trattato furono maggiori di quelle iniziali.

Il Trattato di Brest-Litovsk determinò l’indipendenza di Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia, anche se si installarono dei governi fantocci costretti a cedere alle influenze tedesche fino alla cancellazione del suddetto trattato con quello di Versailles.

2 marzo 1919 – Si riunisce per la prima volta l’Internazionale Comunista

Riunione del Comintern
Riunione del Comintern

Il 2 marzo 1919 nasceva a Mosca l’Internazionale Comunista o Comintern che aveva come obiettivo principale la promozione dei partiti comunisti in tutto il mondo e quindi la diffusione della rivoluzione a livello internazionale, partendo dalla difesa di quanto già fatto dal partito bolscevico russo. Infatti, a parte la Russia, tutti i partiti comunisti delle altre nazioni erano in una fase embrionale; per questo motivo si decise poco e niente durante questo primo congresso. L’obiettivo finale era la vittoria mondiale del comunismo.

La secondo riunione dell’Internazionale comunista si svolse nel luglio-agosto del 1920. Al congresso parteciparono delegazioni di 37 paesi e si tracciarono le basi ideali e programmatiche, accogliendo i ventuno punti proposti da Lenin: i partiti che intendevano aderire si impegnavano a darsi una struttura analoga a quella del Partito comunista sovietico, a sostenere l’Urss, a rispettare le direttive del Comintern, a lottare contro la socialdemocrazia per favorire la nascita di autonomi partiti rivoluzionari.

16 Febbraio 2005 – Entra in vigore il Protocollo di Kyoto

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Il Protocollo di Kyoto rappresenta uno dei trattati multilaterali recenti di maggiore importanza a difesa dell’ambiente e per contrastare il riscaldamento globale. Venne sottoscritto l’11 Dicembre 1997 durante la Conferenza delle parti di Kyoto (la COP3) ma per la sue entrata in vigore si dovettero attendere più di 7 anni.

Secondo i termini del Protocollo, infatti, quest’ultimo sarebbe entrato in vigore dopo che almeno 55 Stati l’avessero ratificato. Un’ulteriore condizione, inoltre, era che gli stati ratificanti producessero nel complesso almeno il 55% del totale delle emissioni serra di origine antropica. Entrambi i requisiti vennero raggiunti il 16 Febbraio 2005 con il deposito della ratifica da parte della Federazione Russa.

Il protocollo prevede l’obbligo in capo ai paesi aderenti di procedere ad una riduzione (rispetto alla quota base del 1990) di almeno 5% delle emissioni di gas inquinanti in proporzioni differenziate in base ai livelli di inquinamento prodotti.

Ad oggi il protocollo è stato ratificato da 184 Stati seppur con due pesanti eccezioni. Gli Stati Uniti, in primo luogo, non hanno aderito al Trattato. Cina ed India, inoltre, pur avendo ratificato il trattato, hanno ottenuto un regime di applicazione differenziato non essendo tenute a ridurre le emissioni di anidride carbonica.

11 Febbraio 1929 – Firma dei Patti Lateranensi

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Dall’Unità d’Italia il rapporto tra lo stato italiano e la santa sede era rimasto complesso e teso. L’azione militare italiana contro Roma del 1870 fece ulteriormente salire la tensione. Papa Pio IX in quell’occasione si rifiutò di riconoscere il Regno d’Italia e si ritirò nei palazzi apostolici dichiarandosi “prigioniero dello stato italiano”.

Dal 1871 i rapporti tra Stato e Santa Sede vennero allora disciplinati unilateralmente dallo stato italiano attraverso la “legge delle guarentigie“.

Appena instauratosi il regime fascista, Mussolini si persuase che la stabilità del proprio potere passava anche attraverso una normalizzazione dei rapporti con la Sante Sede. Dopo negoziati segreti durati diversi anni, l’11 Febbraio 1929 presso San Giovanni in Laterano il Segretario di Stato Cardinale Pietro Gasparri e Benito Mussolini firmarono gli accordi di mutuo riconoscimento tra Stato Italiano e Santa Sede.

I patti lateranensi prevedevano, tra l’altro, il riconoscimento del carattere cattolico dello stato italiano, l’istituzione dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole ed una convenzione finanziaria per regolare le questioni sorte dopo l’Unità d’Italia.

Riconosciuti nella nuova Costituzione della Repubblica, i Patti lateranensi vennero poi rivisti nel 1984.

2 gennaio 1900 – La politica della “porta aperta” degli Usa in Cina

Politica della "porta aperta"Dopo la conquista delle Filippine, gli Stati Uniti guardavano con preoccupazione alla situazione che si stava delineando in Cina, dato che non erano in grado di competere militarmente con gli Stati europei. Infatti, Russia, Francia e Germania, si adoperarono per limitare le conquiste del Giappone e per ottenere zone di influenza proprie e per creare proficui monopoli commerciali in Cina. Il governo cinese, all’epoca molto debole e diviso al suo interno, era in balia delle richieste internazionali. Una situazione del genere non poteva essere trascurata dagli Usa che comprendevano l’importanza strategica, se non simbolica, della Cina, con l’intenzione di incastonarla nella vivace politica espansionistica americana.

Per gli Stati Uniti era necessario intervenire. Il Segretario di Stato John Hay nel settembre 1989 inviò alle potenze presenti in Cina una nota (Open Door Note) in cui si chiedeva il controllo del territorio cinese senza discriminazioni nel commercio con la Cina e all’interno di essa. Inoltre, si auspicava il rispetto delle “zone d’influenza (cioè gli interessi acquisiti dagli stati nel tempo) e dell’integrità territoriale e amministrativa della Cina, l’applicazione uniforme dei dazi cinesi e l’utilizzo corretto da parte delle potenze concessionarie delle tariffe ferroviarie e portuali. Tale politica, dopo una riluttanza iniziale, fu accettata da Gran Bretagna, Giappone, Francia, Russia e Germania, convinti che di dare un segnale puramente simbolico. Così il 2 gennaio 1900 il segretario di Stato John Hay annunziava la politica statunitense della “porta aperta” in Cina.

La politica della “porta aperta” lasciò margini di manovra limitati per gli Usa in Cina, chiaro segnale che le altre potenze non erano disposte ad usare forme consensuali e collaborative. Molti studiosi hanno cercato di considerare la politica della “porta aperta” come tratto essenziale dell’imperialismo economico statunitense. Ma probabilmente fu solo un modo per declinare paradossalmente una politica imperialista con modalità antimperialiste per renderla giustificabile nel dibattito interno, dopo la guerra ispano-americana del 1898 per le Filippine.

22 Dicembre 1947- Approvata la Costituzione della Repubblica Italiana

firma-costituzione-italiana_54_3618Con la proclamazione del Regno d’Italia, la concessione e l’estensione dello Statuto Albertino nel 1861, si aprì il lungo percorso che portò all’approvazione della Costituzione della Repubblica Italiana il 22 dicembre 1947. La concessione dello Statuto nel Regno di Sardegna sancì il passaggio da monarchia assoluta a monarchia costituzionale. Esso rimarrà in vigore fino al 2 giugno 1946, giorno in cui con il Referendum Istituzionale, per la prima volta a suffragio universale femminile e maschile, il popolo scelse la forma di Stato dell’ Italia. Parallelamente al referendum si svolsero le elezioni dell’ Assemblea Costituente ( 556 deputati, i quali redassero una nuova Costituzione che andò a sostituire lo Statuto Albertino). Eletta con il sistema elettorale proporzionale i suoi compiti erano: il voto di fiducia al governo, l’ approvazione delle leggi di bilancio, la ratifica dei trattati internazionali, assegnare al Governo le funzioni legislative. Dopo l’approvazione da parte dell’ Assemblea (453 voti a favore) Enrico de Nicola promulgò la Costituzione che entrò in vigore il 1° Gennaio 1948.

19 Dicembre 1996 – Finlandia, Danimarca e Svezia aderiscono all’accordo di Schengen

EUROPA-SCHENGEN-2008L’accordo di Schengen, con il quale si eliminano le frontiere degli stati aderenti, venne firmato il 14 luglio 1985 inizialmente da Germania, Paesi bassi, Francia, Belgio e Lussemburgo. Il numero dei paesi facente parte della Zona Schengen andò sempre più crescendo e il 19 dicembre 1996 firmarono l’ atto finale degli accordi relativi all’adesione a tale convenzione Finlandia, Danimarca e Svezia.

I primi articoli dell’accordo recitano:

  • Articolo 1

A decorrere dall’entrata in vigore del presente Accordo e sino alla totale eliminazione di tutti i controlli, le formalità alle frontiere comuni fra gli Stati dell’Unione economica Benelux, la Repubblica federale di Germania e la Repubblica francese, per i cittadini degli Stati membri delle Comunità europee, si svolgeranno alle condizioni stabilite qui di seguito.

  • Articolo 2

A decorrere dal 15 giugno 1985, le autorità di polizia e di dogana effettuano di norma, nell’ambito della circolazione delle persone, una semplice sorveglianza visiva dei veicoli da turismo che attraversino la frontiera comune a velocità ridotta senza determinare l’arresto di detti veicoli.

Tuttavia, dette autorità possono procedere per sondaggio a controlli più approfonditi che dovranno, se possibile, essere effettuati in apposite piazzole, per non interrompere la circolazione degli altri veicoli all’attraversamento della frontiera.

  • Articolo 3

Al fine di agevolare la sorveglianza visiva, i cittadini degli Stati membri delle Comunità europee che giungono alle frontiera comune a bordo di un’autovettura potranno apporre sul parabrezza del veicolo un disco verde, del diametro di almeno 8 centimetri. Tale disco sta ad indicare che essi sono in regola con le disposizioni di polizia di frontiera, trasportano esclusivamente merci ammesse nei limiti delle franchigie e rispettano la normativa in materia di cambi.

  • Articolo 4

Le Parti si adoperano per ridurre al minimo i tempi di sosta alle frontiere comuni dovuti ai controlli dei trasporti professionali di persone su strada.

Le Parti ricercano soluzioni che consentano di rinunciare, entro il 1 gennaio 1986, al controllo sistematico alle frontiere comuni del foglio di via e delle autorizzazioni di trasporto per i trasporti professionali di persone su strada.

  • Articolo 5

Entro il 1 gennaio 1986 verranno realizzati dei controlli raggruppati presso uffici ove i controlli nazionali sono giustapposti, nella misura in cui ciò non sia già stato realizzato nella pratica e a condizione che le strutture lo consentano.

Successivamente si esaminerà la possibilità di introdurre controli raggruppati ad altri posti di frontiera, tenendo conto delle situazioni locali.

  • Articolo 6

Le Parti adottano tra di loro, fatta salva l’applicazione di intese più favorevoli, le misure necessarie atte ad agevolare la circolazione dei cittadini degli Stati membri delle Comunità europee residenti nei Comuni che si trovano alle frontiere comuni, per consentire loro di attraversare tali frontiere al di fuori dei punti di passaggio autorizzati e al di fuori degli orari di apertura dei posti di controllo.

Gli interessati possono beneficiare di tali vantaggi solo se trasportano merci consentite nei limiti delle franchigie autorizzate e se rispettano la normativa in materia di cambi.

  • Articolo 7

Le Parti si adoperano per riavvicinare nei tempi più brevi le proprie politiche in materia di visti al fine di evitare le conseguente negative che possono risultare da un alleggerimento dei controlli alle frontiere comuni in materia di immigrazione e sicurezza. Esse adottano, possibilmente entro il 1 gennaio 1986, le disposizioni necessarie al fine di applicare le proprie procedure relative al rilascio dei visti e all’ammissione sul proprio territorio, tenendo conto della necessità di garantire la protezione dell’insieme dei territori dei 5 Stati dall’immigrazione clandestina e da quelle attività che potrebbero minacciare la sicurezza.

  • Articolo 8

Al fine di alleggerire i controlli alle frontiere comuni e tenuto conto delle importanti differenze esistenti fra le legislazioni degli Stati dell’Unione economica Benelux, della Repubblica federale di Germania e della Repubblica francese, le Parti si impegnano a lottare con determinazione sul proprio territorio.

  • Articolo 9

Le Parti intensificano la cooperazione fra le proprie autorità doganali e di polizia, specialmente nella lotta alla criminalità, in particolare contro il traffico illecito di stupefacenti e di armi, l’ingresso ed il soggiorno irregolare di persone, la frode fiscale e doganale ed il contrabbando, A tal fine, e nel rispetto delle proprie legislazioni interne, le Parti cercano di migliorare lo scambio di informazioni e di intensificarlo per quanto riguarda le informazioni che possano presentare un interesse per le altre Parti nella lotta alla criminalità.

Le Parti rafforzano nel contesto delle proprie legislazioni nazionali l’assistenza reciproca contro i movimenti irregolari di capitali.

8 Dicembre 1991- Sorge la Comunità di Stati Indipendenti (CSI)

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Subito dopo lo smembramento dell’Unione Sovietica, al nuovo Presidente della Repubblica Russa Boris Yeltsin spettava il compito di ricostruire uno stato immenso ma ridotto sul lastrico.

Dal punto di vista internazionale, ciò che più premeva alla presidenza russa in quella fase era la ricostruzione di un sistema di relazioni con gli ex paesi socialisti mirante al recupero di una dimensione globale da parte della Russia nello scacchiere globale.

Nell’incontro tenutosi l‘8 Dicembre 1991 in una riserva naturale bielorussa al confine con la Polonia, Yeltsin insieme alla controparte bielorussa (che era ancora il capo del soviet supremo) ed al Presidente ucraino, raggiunsero  un accordo che prevedeva la creazione di una sorta di unione delle tre repubbliche, primo concepimento della Comunità di Stati Indipendenti  (CSI) che venne ufficialmente creata qualche giorno dopo con gli accordi di Alma Ata del 21 Dicembre 1991.

Rispetto all’idea iniziale di una struttura a tre la CSI venne allargata ad altre
otto ex Repubbliche socialiste ( Kazakistan  Armenia, Azerbajdzan, Moldavia, Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan, Turkmenistan.

La Comunità non era una confederazioni di stati con eguale importanza. Un ruolo predominante l’avrebbe esercitato la Repubblica russa, forte anche del ruolo di successore dell’Unione Sovietica in seno al consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.