9 aprile 1948 – Massacro di Deir Yassin

Il massacro di Deir Yassin
Il massacro di Deir Yassin

Con la Risoluzione 181 dell’ONU del 19 novembre 1947 si prevedeva il passaggio di Gerusalemme sotto l’autorità di un Mandato internazionale, mentre il restante territorio andava sotto il Mandato britannico della Palestina, diviso in due stati, uno arabo e l’altro ebraico. Con la decisione britannica di concludere il mandato entro un anno, scoppiarono dei dissidi sulla spartizione territoriale tra palestinesi ed ebrei.

In questo contesto, l’organizzazione ebraica paramilitare Irgun attaccò il villaggio arabo di Deir Yassin il 9 aprile 1948, dove incontrò una strenua resistenza. Tuttavia, eliminata la resistenza, alcuni arabi che si erano arresi aprirono il fuoco sulle truppe ebraiche. Quest’ultimi reagirono massacrando indiscriminatamente soldati e civili. Secondo alcune fonti le vittime furono 100-120, secondo altre circa 250.

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6 aprile 1994 – Abbattuto l’aereo del presidente del Ruanda: inizia il genocidio

I machete, arma tristemente nota a causa del genocidio del Ruanda.
Machete, arma tristemente nota per essere stata utilizzata nel genocidio del Ruanda.

Il 6 aprile 1994 l’areo presidenziale di Juvénal Habyarimana, dittatore del Ruanda dal 1973, fu abbattuto da un missile terra-aria. Il presidente ruandese morì insieme al collega del Burundi Cyprien Ntaryamira; i due erano di ritorno da un colloquio di pace. Ancora oggi sono ignoti i responsabili di tale atto. Fu comunque addebitato alle frange estremiste vicine al presidente stesso, critiche per la ratifica dell’accordo di Arusha (1993) che di fatto permetteva al Fronte Patriottico Ruandese (RPF), formato in prevalenza da esiliati Tutsi, un ruolo politico e militare importante all’interno della società ruandese. Si pensa che anche la moglie del presidente era a conoscenza dell’attentato, tant’è vero che decise di scegliere di non imbarcarsi su quel volo.

Ben note sono invece le conseguenze dell’attentato, che portarono ad una escalation di violenza e che poi passeranno alla cronaca come il genocidio del Ruanda. Il giorno dopo l’attentato e per i cento giorni successivi, le Forza Armate Ruandesi iniziarono una vendetta a tutto campo contro la popolazione Tutsi e di quella parte Hutu imparentata con quest’ultima. Le conseguenze furono drammatiche: una eliminazione pianificata di circa 1 milione di persone, avvenuta nel maggior numero dei casi attraverso l’uso di un’arma rudimentale ma non meno efficace: il machete.

28 Marzo 1939 – Fine della guerra civile spagnola. Franco al potere.

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La guerra civile in Spagna (1936-1939) rappresentò un evento di fondamentale importanza nell’Europa degli anni ’30. Dal Febbraio del 1936 la Spagna  era governata da un Fronte Popolare che aveva avviato importanti riforme economiche e sociali. Tale governo, tuttavia, si scontrava con l’aperta ostilità degli ambienti di destra, ed in particolar modo dell’esercito.

La sollevazione militare contro il governo legittimo cominciò nel Marocco Spagnolo nell’estate successiva. Alla testa del “pronunciamento” stava il generale Francisco Franco. La Spagna si divise in due ed una cruenta guerra civile fu il risultato di tale divisione.

La guerra civile spagnola pur rimanendo un conflitto circoscritto ad un solo paese ebbe importanti ripercussioni internazionali. Le fazioni che si combattevano, infatti, fornivano una chiara immagine dei due campi che sempre più nitidamente si andavano a definire in Europa in quegli anni: il fascismo e l’antifascismo.

Se da un punto di vista formale venne ribadita la politica del non intervento, in realtà, tutti i maggiori paesi europei si affrettarono ad inviare aiuti militari ed economici alle due parti in lotta. Mussolini ed Hitler inviarono truppe in Spagna per sostenere le forze falangiste di Franco, mentre l’esercito repubblicano venne aiutato da brigate internazionali di volontari (tra gli italiani andati a combattere la cause repubblicana ricordiamo, tra gli altri, Luigi Longo, Giuseppe di Vittorio, Pietro Nenni e Carlo Rosselli).

Dopo tre anni di guerra civile il fronte repubblicano dovette cedere. Il 28 Marzo 1939 Franco divenne il  padrone incontrastato della Spagna dando il via ad una trentennale dittatura fascista.

La guerra civile spagnola provocò circa un milione e mezzo di vittime.

27 Marzo 2000 – Vladimir Putin Presidente della Federazione Russa

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Il 27 Marzo 2000 Vladimir Putin divenne Presidente della Federazione Russa. Designato come successore di Boris Eltsin nel corso del 1999, Putin seppe vincere le elezioni russe presentandosi come l’uomo nuovo che avrebbe risolto la profonda crisi economica che aveva notevolmente abbassato gli standard di vita della popolazione russa.

L’arrivo di Putin al Cremlino segnò indubbiamente un cambiamento delle politica russa non solo dal punto di vista interno, ma anche per quel che riguarda la politica estera. La Federazione Russa, infatti, dal 2000 cercò di riaffermarsi come attore forte dello scenario politico internazionale. Con Putin, infatti, Federazione Russa tornerà ad assumere un ruolo di primo piano nei fori internazionali e per la gestione delle questioni globali, emergendo come un attore indipendente ed imprevedibile negli affari internazionali.

Putin mantenne la carica di Presidente fino al 2008, per diventare Primo Ministro fino al 2012 (con Dmitrij Medvedev Presidente), e tornare alla presidenza dopo le elezioni del  Maggio 2012. In questa maniera Putin si è assicurato la continuità del suo potere per oltre 15 anni.

26 Marzo 1871- La Comune di Parigi

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Dopo la sconfitta di Sedan per mano delle forze prussiane (1 Febbraio 1870), la situazione politica in Francia divenne gravissima.

Un gruppo di insorti proclamò la Repubblica costituendo un governo di “difesa nazionale” allo scopo di proseguire la guerra contro la Prussia. Nel Gennaio 1871, tuttavia, i prussiani vinsero definitivamente la guerra ed imposero durissime condizioni di pace alla Francia.

Esasperate dalla situazione economica e politica, nel Marzo seguente, le masse parigine diedero vita ad un insurrezione ed in poco tempo si impadronirono di Parigi dando vita ad un esperienza politica unica (la Comune di Parigi) che il 26 Marzo elesse il proprio governo rivoluzionario. La bandiera della Comune era quella rossa e l’inno ufficiale La Marsigliese.

I mesi di vita della Comune videro l’attuazione di provvedimenti alquanto rivoluzionari per l’epoca:  eliminazione dell’esercito, separazione tra Stato e Chiesa, istruzione obbligatoria e gratuita, elezione diretta dei magistrati ed abbassamento dei salari dei funzionari pubblici al livello di quello degli operai.

La comune durò fino al 28 Maggio 1871, quando fu repressa ed abbattuta con ferocia dall’esercito del governo francese di Versailles aiutato dalle armate prussiane.

 

24 Marzo 1999 – Intervento NATO in Kosovo

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Dopo lo smembramento della Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia, i Kosovari albanesi affermarono la causa della loro indipendenza attraverso la creazione dell’Esercito di liberazione del Kosovo (UCK). Dal 1996 al 1999 la lotta tra gli indipendentisti ed i serbi si trasformò in una violentissima guerra civile.

Gli accordi diplomatici stabiliti negli incontri di Rambouillet, del Febbraio 1999, prevedevano la creazione di una situazione provvisoria di tre anni al termine dei quali i kosovari avrebbero scelto di optare per l’indipendenza o per l’autonomia regionale all’interno della Repubblica Federativa di Jugoslavia (Serbia). Era evidentemente una soluzione che non poteva essere accettata dalla Serbia ed dal suo leader, Slobodan Miloševic.

L’impossibilità di proseguire nei negoziati e la gravissima situazione umanitaria che si era,nel frattempo, venuta  a creare nella regione spinsero i membri della NATO a passare all’uso della forza. Il 24 Marzo 1999 forze NATO attaccarono le postazioni militari jugoslave dando il via all’intervento dell’Organizzazione in Kosovo.

L’intervento della NATO poneva, tuttavia, non pochi problemi dal punto di vista della legittimità. Era stato, innanzitutto compiuto in violazione  degli artt. 5 e 6 del Patto Atlantico mancando, nella fattispecie, un attacco contro uno dei paesi firmatari. L’intervento, inoltre, non era stato autorizzato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

La Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza, adottata nel Giugno successivo, autorizzava la presenza di una forza internazionale civile (UNMIK) e militare (KFOR).

23 Marzo 1944 – Attentato di Via Rasella

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Dopo l’armistizio dell’8 Settembre 1943 e la conseguente fuga del re e del governo, Roma divenne il teatro di una lotta senza quartiere contro i tedeschi che però, ben presto, riuscirono ad occupare tutta la città. Da quel momento Roma fu schiacciata dall’oppressione dell’occupante tedesco e dai possibili attacchi da cielo compiuti dagli Alleati. Le formazioni partigiane antifasciste subirono dei duri attacchi e solo i Gruppi di Azione Patriottica (GAP) mantennero delle capacità operative rilevanti.

Il 23 Marzo 1944 (XXV anniversario della fondazione dei fasci di combattimento) i GAP centrali al comando di Carlo Salinari (Spartaco) e Franco Calamandrei (Cola) fecero esplodere un  ordigno in Via Rasella mentre transitava un convoglio delle SS composto da 156 uomini. L’attacco uccise 32 SS ferendone altre 110. Tra le vittime vi furono anche due civili.

Le conseguenze dell’attentato di Via Rasella furono gravissime. I tedeschi, infatti, diedero via ad un’azione di rastrellamento senza precedenti arrestando centinaia di civili che si trovavano nelle vicinanze del luogo dell’attentato.

Il giorno successivo, i tedeschi uccisero 335 italiani alle Fosse Ardeatine.

21 Marzo 1960 – Massacro di Sharpeville

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Il 21 Marzo 1960, a Sharpeville in Sudafrica, la polizia sparò su una folle di manifestanti di colore riunitasi per manifestare pacificamente contro la politica dell’apartheid uccidendo 72 persone e ferendone 180.

A scatenare la protesta, qualche giorno prima, fu l’adozione da parte del governo sudafricano della cosiddetta “legge del lasciapassare” che imponeva ai cittadini sudafricani neri di dover esibire uno speciale permesso se fossero stati fermati dalla polizia in una zona riservata ai bianchi.

La mattina del 21 Marzo, pertanto, una folla di dimostranti ( tra 5000 e 7000 persone) si recò presso la stazione di polizia di Sharpeville chiedendo di essere arrestati perché sprovvisti di lasciapassare. Quando la polizia aprì il fuoco venne compiuta una carnefice tanto inutile quanto crudele.

Il massacro di Sharpeville contribuì ad alimentare l’escalation della tensione tra neri e bianchi. Subito dopo i fatti del 21 Marzo, infatti, vennero arrestate oltre 18000 persone ed il 30 Marzo venne introdotta la legge marziale in tutto il paese.

La risoluzione 134 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, approvata nell’Aprile seguente, condannò in maniera risoluta l’azione del governo sudafricano rafforzando l’isolamento internazionale di quest’ultimo che non garantiva e continuò a non garantire a lungo l’autodeterminazione del popolo nero del paese.

 

18 Marzo 1848 – Le cinque giornate di Milano

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Agli inizi del 1848 la situazione tra austriaci e milanesi era tesissima. L’arrivo in città della notizie sulla rivoluzione parigina prima e sull’insurrezione di Vienna poi, rappresentò la scintilla che fece scoppiare la rivolta.

Il 18 Marzo 1848 le proteste si trasformarono in un assalto agli austriaci. Era il primo dei  giorni di rivolta passati alla storia come le “cinque giornate di Milano“. Di fronte ai moti popolari gli austriaci erano impreparati e dovettero fuggire da Milano per ritirarsi nelle fortezze del Quadrilatero (Mantova, Legnano, Verona e Pescheria) mentre a Venezia, negli stessi giorni, Daniele Manin proclamava la Repubblica.

Rispondendo agli appelli pressanti giunti da Milano, Carlo Alberto di Sardegna, sebbene fosse personalmente restio a sostenere rivoluzioni popolari, dichiarò guerra all’Austria. Le cinque giornate di Milano sembrarono allora il primo passo nella realizzazione del sogno di unificare l’Italia.
Ben presto, tuttavia, gli austriaci riorganizzate le forze passarono al contrattacco. Sotto la guida del Maresciallo Radetzky ripresero saldamente in mano la situazione sconfiggendo i piemontesi (24 Luglio)  e riconquistando Milano.

 

15 Marzo 1917- Lo Zar Nicola II abdica

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Nel corso del mese di Febbraio del 1917 a Pietrogrado scoppiarono violenti tumulti popolari a causa della penuria di alimenti per la popolazione. Le manifestazioni spontanee divennero, ben presto, grandi cortei in cui i sindacati e le altre forze rivoluzionarie assunsero una posizione di primo piano. A fine mese la folla si impadronì del Palazzo d’Inverno, bruciò il Palazzo di Giustizia e divenne padrona incontrastata della città.

Lo zar Nicola II, in un primo momento, pensò che la situazione potesse tornare sotto controllo attraverso una serie di concessioni. La difficoltà della situazione, tuttavia, lo spinse a chiedere al fidato generale Ivanov di ristabilire l’ordine nella capitale. Il compito risultò impossibile, considerando il fatto che gran parte delle milizie passarono dalla parte delle barricate.

Il 15 Marzo 1917, compresa l’impossibilità di alcun tipo di resistenza, Nicola II abdica in favore del fratello Michele che, a sua volta, rinuncia al trono. La rivolta repubblicana capovolse l’impero zarista.
Nella notte tra il 16 ed il 17 Luglio successivo Nicola II fu ucciso insieme a tutta la sua famiglia per ordine dei bolscevichi.

14 Marzo 1848 – Papa Pio IX emana la Costituzione Vaticana

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Il 1848 vide l’esplosione di una serie di moti insurrezionali che colpirono l’Europa intera. Anche lo Stato Pontificio fu percorso da tale processo.  Fin dal 1846 l’elezione al pontificato di Papa Pio IX e le timide riforme da lui introdotte avevano suscitato le speranza dei liberali italiani.

Il 14 Marzo 1848 nella basilica romana di Santa Maria Maggiore papa Pio IX emanò lo statuto “Nelle istituzioni”  che concedeva un diritto di rappresentanza ai sudditi e conteneva lo “Statuto fondamentale pel Governo temporale degli Stati di Santa Chiesa.”

L’azione riformatrice tentava dal pontefice non ebbe, tuttavia, successo. Dopo l’uccisione del suo primo ministro, il Conte Rossi, Pio IX si rifugiò a Gaeta sotto protezione napoletana e Roma cadde nelle mani degli elementi più radicali della rivolta che nel Febbraio successivo proclamarono la Repubblica romana retta da un triumvirato di cui faceva parte, tra gli altri, Giuseppe Mazzini.

10 marzo 1952 – Il colpo di stato di Batista a Cuba

Fulgencio Batista
Fulgencio Batista

Fulgencio Batista ritornò al potere a Cuba dopo il colpo di stato del 10 marzo 1952, con l’appoggio delle grandi compagnie statunitensi dello zucchero e di Washington. Batista era già stato presidente dal 1940 al 1944, per poi ritornare nel 1952 spodestando il presidente eletto nel 1948, Carlos Prío Socárras.

Quello di Batista fu una reale dittatura con la benestare degli Usa. Il presidente cubano mise sotto il suo diretto controllo i sindacati e l’esercito, ottenendo l’appoggio della popolazione che chiedeva soprattutto stabilità. Batista riuscì, grazie soprattutto al turismo, a rivitalizzare l’economia cubana. Tuttavia, il suo regime fu colluso e corrotto e con la crisi degli anni ’50 si preparava quell’opposizione derivante soprattutto dagli strati più poveri della popolazione, che chiedeva una democrazia liberale, e tra i pensatori marxisti. Queste spinte porteranno alla famosa rivoluzione castrista del 1° gennaio 1959.