31 Marzo 1282 – I vespri siciliani

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Dal 1268 il Regno di Sicilia era passato sotto il controllo del sovrano di Francia Carlo I d’Angiò. Il predominio angioino sull’isola era stato, inoltre, riconosciuto da Papa Clemente IV fin dal 1263 che sperava, in tal maniera, di assicurarsi un influenza rilevante nell’Italia meridionale.

La dominazione francese, tuttavia, divenne presto invisa a gran parte della popolazione siciliana vessata da un pesante sistema tributario. A guidare la rivolta, non a caso, fu a nobiltà dell’isola.

Tutto ebbe inizio la sera del 30 Marzo all’ora dei Vespri presso la Chiesa del Santo Spirito a Palermo quando un soldato francese (Droetto secondo la tradizione) con la scusa di dover perquisire una nobildonna del luogo suscitò la reazione del compagno della donna che uccise il soldato dopo avergli sottratto la spada. Nel corso della serata e delle nottata che seguì, i palermitani al grido di “mora mora” si diedero ad una caccia spietata dei francesi presenti nella zona. 
La leggenda, a tal proposito, narra che per smascherare i francesi veniva chiesto ai sospetti di pronunciare la parola “ciciri” (ceci) foneticamente impronunciabile correttamente per un francofono.

 La rivolta anti Angioina dilagò, ben presto, per tutto il resto della Sicilia.

 

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