3 marzo 1918 – La Russia esce dalla Prima Guerra Mondiale (Trattato di Brest-Litovsk)

I territori persi dalla Russia con il Trattato
I territori persi dalla Russia con il Trattato di Brest-Litovsk

Il 3 marzo 1918 la Russia e gli Imperi Centrali firmavano il Trattato di Brest-Litovsk. Si sanciva così l’uscita definitiva della Russia dalla Prima Guerra Mondiale e la perdita di gran parte dei territori russi in Europa e quindi la Polonia Orientale, la Lituania, la Curlandia, la Livonia, l’Estonia, la Finlandia, l’Ucraina e la Transcaucasia.

Dopo la Rivoluzione d’Ottobre il Governo sovietico auspicò la firma di un trattato in grado di svincolare la Russia dalla guerra in maniera giusta e democratica. Ma la Germania impose perdite importanti alla Russia, che con Trotsky cercò di limitare i danni imposti dai diktat tedeschi. Malgrado la decisione russa di non combattere più, il 18 febbraio i tedeschi sfondavano la linea difensiva avversaria. Allora Lenin chiese e ottenne l’autorizzazione dal Comitato Centrale del Partito Bolscevico a firmare la pace, nonostante le richieste avanzate in sede diplomatica per la firma del trattato furono maggiori di quelle iniziali.

Il Trattato di Brest-Litovsk determinò l’indipendenza di Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia, anche se si installarono dei governi fantocci costretti a cedere alle influenze tedesche fino alla cancellazione del suddetto trattato con quello di Versailles.

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4 Dicembre 1918- Il presidente statunitense Woodrow Wilson arriva a Versailles

La prima guerra mondiale aveva segnato l’ingresso degli Stati Uniti nella politica mondiale. La manifestazione di tale avanzata diplomatica fu rappresentata dalla sorprendente decisione del Presidente americano Woodrow Wilson di venire di persona in Europa per partecipare alla Conferenza di Pace che seguiva la fine del conflitto. Era la prima volta che un Presidente statunitense in carica si recava in Europa.

Il ruolo preponderante avuto dagli Stati Uniti nella conclusione del conflitto metteva a disposizione di Wilson un mezzo di pressione da esercitare nei confronti degli Stati europei.

Wilson arrivava in Europa con tutto un sistema di idee che definiva New Diplomacy e si presentava alla Conferenza di Pace per imporre a vinti e vincitori la sua nuova visione dell’ordine globale. “Vado in Europa perché i governi alleati non vogliono che lo faccia” dichiarava.

L’ordine mondiale immaginato da Wilson era espresso attraverso i suoi famosi 14 punti che prevedevano, tra gli altri, l’abolizione della diplomazia segreta (punto 1), il disarmo (punto 4) e la creazione della Società delle Nazioni (punto 14). I 14 punti erano per Wilson il riflesso di una nuova concezione delle relazioni internazionali cui si dovevano legare i lavori della Conferenza di Pace.

Le audaci e grandiose idee di Wilson, tuttavia, si scontrarono ben presto con le necessità più tradizionali dei dirigenti europei impegnati a realizzare i propri obiettivi di guerra ed assicurare una pace durevole. Contrariamente alle sue speranze il Presidente americano non venne considerato il rappresentate dei valori universali di cui si diceva portavoce ma, anzi, un’idealista incapace di comprendere la dura realtà europea. Un “Don Chisciotte cieco e sordo” come lo ebbe a definire l’economista britannico John Maynard Keynes.

Ne derivò che i trattati di Pace elaborati nel seno della Conferenza di pace  rappresentarono dei compromessi tra la nuova e vecchia diplomazia in cui i diplomatici europei si ingegnarono nel convincere Wilson che tali compromessi non risultassero in contrasto con i suoi principi.

14 Novembre 1918 – La Cecoslovacchia indipendente

Al termine del primo conflitto mondiale, la ricostruzione europea passava attraverso la risoluzione di una serie di nodi geopolitici di importanza fondamentale.

La dissoluzione dell’impero austro-ungarico e di quello ottomano, unitamente alla nascita di un regime socialista ai confini orientali dell’Europa, rappresentavano elementi di una situazione fluida in cui ben presto la questione della sicurezza dei confini avrebbe assunto un ruolo predominante.

La nascita formale della Repubblica cecoslovacca il 14 Novembre del 1918 (il 28 Ottobre precedente la Cecoslovacchia aveva ricevuto l’indipendenza dall’Austria Ungheria) rappresentava, pertanto, uno degli elementi  che avrebbe influenzato la futura situazione politica europea.

La Cecoslovacchia costituiva, infatti, lo stato che, insieme, alla Polonia, avrebbe, nei progetti del dopoguerra, dovuto rappresentare quel “cordone sanitario” posto a difesa dell’infiltrazione sovietica nell’Europa Occidentale.

Nasceva cosi uno stato chiaramente sovradimensionato  che comprendeva non solo gli attuali territori della Repubblica ceca  e della  Repubblica Slovacca, ma anche la regione della Rutenia Subcarpatica dai forti connotati ucraini.

Il Ministero degli Affari Esteri della neonata Repubblica venne affidato ad Edvard Benes che, divenuto ben presto, Primo Ministro può essere considerato uno degli uomini politici più importanti della storia cecoslovacca.