21 Gennaio 1924 – Muore Vladimir Lenin

images (1)La morte di Vladimir Il’ič Ul’janov, conosciuto con lo pseudonimo di Lenin, il 21 Gennaio 1924, rappresentò un crocevia della storia dell’Unione Sovietica e, più in generale, dell’Europa tra le due guerre mondiali.
Rivoluzionario comunista, oltre che fine teorico della dottrina marxista, Lenin fu il padre dell’Unione Sovietica
in cui rivestì la carica di Capo del Partito Bolscevico e Presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo.

Allo scoppio della rivoluzione nella Russia zarista nel Febbraio 1917 Lenin si trovava ancora esule in Svizzera e giunse a Pietrogrado soltanto in Aprile dopo aver attraversato con un lungo viaggio in treno i territori controllati dai tedeschi (in quel momento in guerra con la Russia).Con la pubblicazione delle famose Tesi di Aprile, Lenin, tracciando il percorso ed il programma della nuova Russia socialista, divenne il leader indiscusso della rivoluzione.

Con la conclusione della pace con la Germania, con il Trattato di Brest Litovsk nel 1918, e dopo la vittoria della guerra civile, Lenin consolidò il suo potere ed avviò un ampio programma di riforme economiche , conosciute con l’acronimo di NEP (Nuova Politica Economica).

Il 25 Maggio 1922, tuttavia, Lenin subisce il primo attacco della malattia che lo porterà alla morte nel Gennaio del 1924 a soli 53 anni.

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2 Ottobre 1924 – Approvazione del Protocollo di Ginevra

Arbitrato, sicurezza, disarmo: questi i tre termini del Protocollo di Ginevra a cui il Primo Ministro francese Edouard Herriot intendeva legare il futuro delle relazioni internazionali.

Nato dal confronto tra lo stesso Herriot ed il Primo Ministro britannico, il laburista Ramsay Mac Donald, il Protocollo venne discusso nel settembre 1923 all’interno della Società delle Nazioni per iniziativa del céco Benes e del greco Politis ed infine approvato dall’Assemblea.

Il Protocollo prevedeva, nello specifica, l’uso del concordato obbligatorio, sotto controllo della Società delle Nazioni, per la risoluzione delle controversie tra Stati. Il funzionamento di un tale meccanismo avrebbe permesso di garantire la sicurezza e, per tal via, favorire il processo di disarmo imposto dal Covenant.

Fosse stato ratificato dagli Stati, il Protocollo avrebbe indubbiamente rappresentato un passo di notevole importanza nella costruzione di un sistema di stabilità collettiva credibile. Venne tuttavia ben presto travolto dalla debolezza interna dei suoi promotori e dalle crescenti divergenze internazionali in tema di sicurezza.