6 aprile 1994 – Abbattuto l’aereo del presidente del Ruanda: inizia il genocidio

I machete, arma tristemente nota a causa del genocidio del Ruanda.
Machete, arma tristemente nota per essere stata utilizzata nel genocidio del Ruanda.

Il 6 aprile 1994 l’areo presidenziale di Juvénal Habyarimana, dittatore del Ruanda dal 1973, fu abbattuto da un missile terra-aria. Il presidente ruandese morì insieme al collega del Burundi Cyprien Ntaryamira; i due erano di ritorno da un colloquio di pace. Ancora oggi sono ignoti i responsabili di tale atto. Fu comunque addebitato alle frange estremiste vicine al presidente stesso, critiche per la ratifica dell’accordo di Arusha (1993) che di fatto permetteva al Fronte Patriottico Ruandese (RPF), formato in prevalenza da esiliati Tutsi, un ruolo politico e militare importante all’interno della società ruandese. Si pensa che anche la moglie del presidente era a conoscenza dell’attentato, tant’è vero che decise di scegliere di non imbarcarsi su quel volo.

Ben note sono invece le conseguenze dell’attentato, che portarono ad una escalation di violenza e che poi passeranno alla cronaca come il genocidio del Ruanda. Il giorno dopo l’attentato e per i cento giorni successivi, le Forza Armate Ruandesi iniziarono una vendetta a tutto campo contro la popolazione Tutsi e di quella parte Hutu imparentata con quest’ultima. Le conseguenze furono drammatiche: una eliminazione pianificata di circa 1 milione di persone, avvenuta nel maggior numero dei casi attraverso l’uso di un’arma rudimentale ma non meno efficace: il machete.

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20 Marzo 1994 – Ilaria Alpi e Miran Hrovatin uccisi a Mogadiscio

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Il 20 Marzo 1994 a Mogadiscio in Somalia, la giornalista Rai Ilaria Alpi venne uccisa insieme all’operatore Miran Hrovatin. I due si trovavano in Somalia per documentare le operazioni di reimbarco dei marines americani e l’emergenza umanitaria che affamava il paese. Parallelamente, tuttavia, indagavano su un presunto traffico di armi e di rifiuti tossici in atto in Somalia, compiuto con la supposta connivenza di organizzazioni internazionali e sotto la copertura della missione umanitaria internazionale.

Secondo le perizie balistiche i colpi di Kalashnikov sparati erano indirizzati proprio ai due giornalisti. Questo fece escludere che la morte di Ilaria Alpi e  Miran Hrovatin fosse stato un incidente e gettò una luce sinistra sull’intera vicenda.

Nel 2006 la Commissione d’inchiesta parlamentare, costituita per indagare sulla questione, concluse i suoi lavori presentando tre relazioni contrastanti e, nonostante nel 2001 il somalo Hashi Omar Hassan fu condannato per l’omicidio, le circostanze ed il movente dell’assassinio della Alpi e di Hrovatin restano ancora in gran parte oscuri.