27 Gennaio 1945 – I russi entrano ad Auschwitz

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Dalla fine del 1944 era chiaro che la Germani nazista era destinata alla sconfitta. L’avanza sovietica da oriente risultava inarrestabile. Il 12 Gennaio 1945 l’armata rossa sferrò l’offensiva finale, approfittando anche del fatto che i tedeschi in quel momento fossero impegnati nella controffensiva delle Ardenne.

Nel corso di quel Gennaio la Polonia fu completamente liberata. Il 27 Gennaio 1945 i sovietici entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz liberando i prigionieri che vi erano ancora presenti. Ben presto le atrocità e gli orrori dei campi di sterminio nazisti vennero mostrati al mondo intero. Campi come quelli di Auschwitz erano stati il teatro di una vera e propria organizzazione scientifica dello sterminio di massa.

Ecco come lo storico delle relazioni internazionali Jean Baptiste Duroselle descrisse la realtà dei campi di concentramento: ” …camere a gas che all’apparenza sembravano docce, forni crematori dove, senza interruzione, bruciavano le migliaia di cadaveri quotidiani. Quando si pensa che sei milioni di ebrei furono sterminati dai nazisti ci si rende conto che l’ <Europa Nuova> di Hitler poggiava sulla negazione di ogni umanità, in modo fino allora sconosciuto nella storia del mondo. Le circostanze accessorie accrescono questa impressione di orrore: esperimenti biologici su esseri umani, recupero di abiti che venivano rivenduti nelle cooperative tedesche, nonché dei denti d’oro e delle fedi matrimoniali, concimazione delle terre con le ceneri delle vittime..”

Il 27 Gennaio ricorre la Giornata Mondiale della Memoria, per ricordare le vittime dell’olocausto nel giorno della liberazione di Auschwitz.

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17 Gennaio 1945 – L’Armata Rossa libera Varsavia

1939-Varsavia-bombardataDopo la battaglia campale di Stalingrado, l’avanzata sovietica nei territori occupati dalle forze naziste fu inarrestabile. Il 17 Gennaio 1945 l’Armata Rossa liberò Varsavia.

Quando i sovietici entrano nella città, occupandola, la capitale polacca era ridotta ad un cumulo di rovine con circa l’85% degli edifici storici andati distrutti durante l’occupazione nazista.

La ricostruzione venne effettuata seguendo una doppia pista che corrispondeva ad una duplice necessità: da una parte si tentò di ripristinare gli edifici del centro storico esattamente com’erano prima del periodo pre-bellico, dall’altra si inserì nell’ambito della ricostruzione il grande progetto di rinnovo urbano dettato dalle necessità del sistema economico socialista  e dell’ economia pianificata e centralizzata.

L’inserimento di Varsavia nel sistema economico, politico e sociale dell’Unione Sovietica, tuttavia,  fu, in realtà, molto sofferto soprattutto perché la città aveva, nel corso della sua esistenza, subito in maniera sempre più forte e crescente, rispetto ad altre città socialiste, gli influssi delle rivoluzioni industriali e politiche succedutesi nelle città occidentali europee e, per tal motivo, costituiva, senza dubbio, una dei centri urbani dell’Europa orientale più occidentalizzata e difficilmente asservibile al sistema di relazioni politiche ed economiche tipiche dell’ordine socialista.

Varsavia possedeva all’interno del proprio tessuto urbano, infatti, un sistema di relazioni ed una società civile ampia e vivace dove resistettero, nei quarant’anni di regime socialista, un nocciolo duro della precedente piccola e media borghesia, un fervore intellettuale ed un acceso pluralismo politico che idealmente la rese compartecipe ai grandi mutamenti civili e sociali avvenuti negli anni ’60 nelle più grandi città occidentali e che,  insieme a Praga, la rese una delle città più difficili da controllare ed inserire nel sistema di potere sovietico.

 

19 Novembre 1942 – Operazione Urano

Operazione Urano era il nome dato dai sovietici alla grande controffensiva sferrata dall‘Armata Rossa per sconfiggere le forze tedesche a Stalingrado.

Come noto, fino a quel momento, l’iniziativa era rimasta in mano ai tedeschi che avanzando da sud, da ovest e da nord-est avevano raggiunto i sobborghi di Stalingrado il 13 settembre, obbligando i sovietici a resistere disperatamente sulla riva occidentale del Volga rimasta a loro disposizione.. Hitler considerava, in quel momento, Stalingrado come “praticamente conquistata”.

Il 19 Novembre 1942, tuttavia, nelle prime ore del mattino prese vita una grande svolta attraverso l’Operazione Urano, quando i sovietici portarono la loro offensiva verso sud e verso sud-est. Il fronte tedesco fu sfondato e da quel momento in poi i sovietici serrarono la morsa intorno all’esercito tedesco, finché nel Febbraio successivo i nazisti furono sconfitti.

Ecco come scriveva il 2 Febbraio il Generale Kossovskij a Stalin: ” Conformemente ai vostri ordini, le truppe del fronte sud-est hanno finito(…) di mettere in rotta e di distruggere le forze nemiche accerchiate a Stalingrado. Ventidue divisioni sono state annientate o fatte prigioniere. Le operazioni nella zona di Stalingrado sono ora cessate”.

L’operazione Urano rappresentò un punto di svolta nella storia delle seconda guerra mondiale. Tutto cambiò dopo Stalingrado  Da un punto di vista strategico, innanzitutto, la tattica usata dall’Armata Rossa in quella occasione, consistente nel lanciare una serie di attacchi violenti ed ampi in modo da insaccare la maggior parte delle forze nemiche, diverrà la regola.

Stalingrado, inoltre, fece emergere, come indicato da Alexander Werth, ” l’apparizione del genio militare di Stalin”. Fu a partire dall’Operazione Urano che infatti si cominciò a parlare nei giornali sovietici della “strategia staliniana”.

La battaglia di Stalingrado, infine, diede uno sviluppo straordinario alla resistenza ed all’azione partigiana in Unione Sovietica e nel resto d’Europa.

 

20 Ottobre 1944 – L’Armata Rossa conquista Belgrado

Una delle molteplici città teatro di scontro della seconda guerra mondiale fu Belgrado. L’ offensiva di Belgrado si concluse con la vittoria dell’Armata Rossa sulle forze tedesche il 20 Ottobre 1944. Le operazioni militari sovietiche per la liberazione della Jugoslavia iniziarono il 28 settembre del 1944,  quando i reparti del secondo e del terzo Fronte Ucraino, sotto il comando del maresciallo Fjodor Tolbukhin e appoggiati dalle unità del nascente esercito popolare bulgaro, attraversarono la frontiera jugoslava. Li aspettavano i partigiani del Maresciallo Josip Broz  “Tito”, impegnati da tempo nella lotta di Liberazione nazionale contro i tedeschi.

Tito era l’interlocutore politico degli Alleati, i quali appoggiavano i suoi uomini che combattevano e avevano combattuto contro le forze nemiche, uscendone gran parte delle volte vittoriosi. La missione delle armate sovietiche, oltre quella di infliggere perdite, era quella di controllare la ferrovia Belgrado-Salonicco e tagliare le vie di fuga agli avversari.

La battaglia per la liberazione della città iniziò il 14 ottobre e si concluse giorno 20 dopo la presa della fortezza di Kalemegdan. Le ostilità cessarono e la capitale jugoslava era di nuovo libera, al prezzo di 15.000 vittime tra morti e feriti.

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