10 marzo 1952 – Il colpo di stato di Batista a Cuba

Fulgencio Batista
Fulgencio Batista

Fulgencio Batista ritornò al potere a Cuba dopo il colpo di stato del 10 marzo 1952, con l’appoggio delle grandi compagnie statunitensi dello zucchero e di Washington. Batista era già stato presidente dal 1940 al 1944, per poi ritornare nel 1952 spodestando il presidente eletto nel 1948, Carlos Prío Socárras.

Quello di Batista fu una reale dittatura con la benestare degli Usa. Il presidente cubano mise sotto il suo diretto controllo i sindacati e l’esercito, ottenendo l’appoggio della popolazione che chiedeva soprattutto stabilità. Batista riuscì, grazie soprattutto al turismo, a rivitalizzare l’economia cubana. Tuttavia, il suo regime fu colluso e corrotto e con la crisi degli anni ’50 si preparava quell’opposizione derivante soprattutto dagli strati più poveri della popolazione, che chiedeva una democrazia liberale, e tra i pensatori marxisti. Queste spinte porteranno alla famosa rivoluzione castrista del 1° gennaio 1959.

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25 Gennaio 1998 – Si conclude la storica visita di Giovanni Paolo II a Cuba

Cuban President Fidel Castro (L) looks a

Karol Wojtyła fu il primo pontefice a recarsi a Cuba. La sua visita nell’isola caraibica, dal 21 al 25 Gennaio 1998, rappresentò un evento epocale della fine del ventesimo secolo. Dopo l’accoglienza calorosa riservata al pontefice dal popolo cubano al suo arrivo, Wojtyła  ebbe, Giovedì 22 Gennaio, uno storico incontro con il Presidente cubano Fidel Castro presso il Palazzo della Rivoluzione a L’Avana.

Dopo tre giorni intensi e pieni di incontri, il 25 Gennaio 1998 si concluse il viaggio apostolico con la Messa in Piazza della Rivoluzione “Josè Marti” alla quale parteciparono circa un milione di persone.

Prima della partenza da Cuba Wojtyła ebbe parole di condanna per l’embargo operato dagli Stati Uniti nei confronti dell’isola: “Ai nostri giorni – dichiarò- nessuna nazione può vivere sola. Per questo, il popolo cubano non può vedersi privato dei vincoli con gli altri popoli, che sono necessari per lo sviluppo sociale e culturale, sopratutto quando l’isolamento forzato si ripercuote in modo indiscriminato sulla popolazione. accrescendo le difficoltà dei più deboli, in aspetti fondamentali come l’alimentazione, la sanità e l’educazione”

Fidel Castro da parte sua, prima della partenza di Giovanni Paolo II, dichiarò: ” Sono commosso dallo sforzo che Sua Santità fa per un mondo più giusto. Le nazioni scompariranno, i popoli arriveranno a costituire una sola famiglia umana. Se la globalizzazione della solidarietà che Lei proclama si estendesse a tutta la Terra, e se gli abbondanti beni che l’uomo può produrre con la sua intelligenza e lavoro fossero distribuiti equamente tra  tutti gli esseri umani che oggi abitano il pianeta, si potrebbe creare veramente un mondo per loro, senza fame né povertà. senza oppressione né sfruttamento, senza umiliazioni né offese, dove vivere con piena dignità morale e materiale, in vera libertà; questo sarebbe un mondo più giusto! Le sue idee sull’evangelizzazione e sull’ecumenismo non sarebbero in contraddizione con tutto ciò.”

25 Ottobre 1962 – Gli Usa mostrano le foto dei missili sovietici a Cuba

La crisi dei missili di Cuba ha rappresentato una delle fasi più intense nel confronto est-ovest. Uno di quei momenti in cui la pace mondiale è stata appesa ad un filo ed affidata alle mani dei protagonisti delle vicende politiche internazionali.

Quando il Presidente americano John F. Kennedy viene informato dell’esistenza nell’isola cubana di missili sovietici offensivi e di rampe di lancio in fase di costruzione la tensione arrivò alle stelle. Per la prima volta il territorio americano era direttamente minacciato dai missili sovietici.

La risposta kennediana fu ferma e decisa. Il mondo tratteneva il fiato. Quello che rendeva molto grave  un’ azione risoluta era che per la prima volta nella storia del confronto bipolare si correva il rischio concreto di scatenare un guerra atomica. 

Il presidente statunistense si orientò allora verso una soluzione intermedia: imporre un blocco di Cuba atto ad impedire l’arrivo dell’armamento atomico sovietico e, contestualmente, un ultimatum intimante ai sovietici di rinunciare alla costruzione delle rampe di lancio.

Il 25 Ottobre 1962 Adlai Stevenson rappresentante statunitense alle Nazioni Unite, in una drammatica sessione straordinaria del Consiglio di Sicurezza pressò energeticamente il delegato sovietico Valerian Zorin  ad ammettere la presenza di missili sovietici a Cuba. Al silenzio di Zorin, Stevenson rispose allora mostrando le foto scattate da un areo statunitense che provavano inequivocabilmente le installazioni sovietiche nell’isola.

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