3 marzo 1918 – La Russia esce dalla Prima Guerra Mondiale (Trattato di Brest-Litovsk)

I territori persi dalla Russia con il Trattato
I territori persi dalla Russia con il Trattato di Brest-Litovsk

Il 3 marzo 1918 la Russia e gli Imperi Centrali firmavano il Trattato di Brest-Litovsk. Si sanciva così l’uscita definitiva della Russia dalla Prima Guerra Mondiale e la perdita di gran parte dei territori russi in Europa e quindi la Polonia Orientale, la Lituania, la Curlandia, la Livonia, l’Estonia, la Finlandia, l’Ucraina e la Transcaucasia.

Dopo la Rivoluzione d’Ottobre il Governo sovietico auspicò la firma di un trattato in grado di svincolare la Russia dalla guerra in maniera giusta e democratica. Ma la Germania impose perdite importanti alla Russia, che con Trotsky cercò di limitare i danni imposti dai diktat tedeschi. Malgrado la decisione russa di non combattere più, il 18 febbraio i tedeschi sfondavano la linea difensiva avversaria. Allora Lenin chiese e ottenne l’autorizzazione dal Comitato Centrale del Partito Bolscevico a firmare la pace, nonostante le richieste avanzate in sede diplomatica per la firma del trattato furono maggiori di quelle iniziali.

Il Trattato di Brest-Litovsk determinò l’indipendenza di Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia, anche se si installarono dei governi fantocci costretti a cedere alle influenze tedesche fino alla cancellazione del suddetto trattato con quello di Versailles.

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22 febbraio 1943 – Giustiziati a Monaco i membri della “Rosa Bianca”

Monumento all'Università Ludwig Maximilian di Monaco dedicato al gruppo della Rosa Bianca.
Monumento all’Università Ludwig Maximilian di Monaco dedicato al gruppo della Rosa Bianca.

La Rosa Bianca fu un gruppo di giovani cristiani che si oppose in modo non violento al regime nazista in Germania. Furono processati e ghigliottinati il 22 febbraio 1943 a Monaco per sabotaggio in periodo di guerra.

Il gruppo portava avanti mezzi di protesta pacifici, come la distribuzione di volantini, inneggiava alla resistenza passiva e alla non partecipazione alla guerra portata avanti dalla Germania. Di forte fede cristiana e convinti federalisti europei, la Rosa Bianca finì con l’opporsi direttamente ad Adolf Hitler con l’ennesimo opuscolo nel febbraio 1945, azione che li portò direttamente alla ghigliottina.

Il gruppo divenne simbolo della resistenza al nazismo durante il periodo della dittatura, gruppo coraggioso fra i pochi che si oppose a viso aperto al regime.

Contributi multimediali.

Da La Rosa Bianca – Sophie Scholl (Sophie Scholl – Die letzten Tage), 2005, di Marc Rothemund.

24 dicembre 1980 – Muore Karl Doenitz, ultimo Fuhrer del Reich

Karl-Doenitz-21Karl Doenitz è stato un ammiraglio tedesco e uomo di fiducia di Adolf Hitler, tanto da essere designato come suo successore. Infatti fu proprio lui l’ultimo Fuhrer del Reich governando negli ultimi mesi di guerra.

Doenitz nacque il 16 Settembre 1891 nei pressi di Berlino e morì il 24 dicembre 1980. Dopo aver servito la Germania come ufficiale nella Prima Guerra mondiale, quando Adolf Hitler salì al potere fu scelto per creare una nuova flotta U-boat (i sommergibili tedeschi). Fu dunque  nominato comandante della flotta e durante i primi anni della Seconda Guerra mondiale trasformò le U-Boot in una seria minaccia per la Gran Bretagna.

Nel gennaio del 1943, Doenitz sostituì l’ammiraglio Erich Raeder come comandante a capo della marina tedesca. La sua lealtà e capacità conquistarono immediatamente la fiducia di Hitler. Divenuto presidente del Reich dopo il suicidio di Hitler, il 30 aprile avviò i negoziati per la resa. La mattina del 7 maggio 1945 una delegazione tedesca, per ordine di Doenitz, si recò nel quartier generale di Eisenhower a Reims per firmare la resa.

Nel 1946 Doenitz è stato condannato a dieci anni di reclusione dal Tribunale Militare Internazionale di Norimberga per “crimini contro la pace”.

25 novembre 1936 – Il patto Anticomintern

Il 25 novembre 1936 la Germania nazista e il Giappone firmarono il cosiddetto patto Anticomintern per un’azione comune contro l’operato dell’Internazionale comunista. Esso prevedeva una sorta di collaborazione che consisteva nello scambio di informazioni e di lotta contro gli agenti comunisti. Inoltre, il patto impegnava a non rafforzare la posizione dell’URSS in caso di attacco a una delle parti contraenti. Nel 1937 anche l’Italia aderì al patto.
Dopo la stipula del patto russo-tedesco di non aggressione del 1939, si ebbe una sospensione momentanea, anche se non ufficiale, del patto che riacquistó nuovo vigore nel 1941 con lo scoppio delle ostilità tra Germania e Russia.

20 Ottobre 1944 – L’Armata Rossa conquista Belgrado

Una delle molteplici città teatro di scontro della seconda guerra mondiale fu Belgrado. L’ offensiva di Belgrado si concluse con la vittoria dell’Armata Rossa sulle forze tedesche il 20 Ottobre 1944. Le operazioni militari sovietiche per la liberazione della Jugoslavia iniziarono il 28 settembre del 1944,  quando i reparti del secondo e del terzo Fronte Ucraino, sotto il comando del maresciallo Fjodor Tolbukhin e appoggiati dalle unità del nascente esercito popolare bulgaro, attraversarono la frontiera jugoslava. Li aspettavano i partigiani del Maresciallo Josip Broz  “Tito”, impegnati da tempo nella lotta di Liberazione nazionale contro i tedeschi.

Tito era l’interlocutore politico degli Alleati, i quali appoggiavano i suoi uomini che combattevano e avevano combattuto contro le forze nemiche, uscendone gran parte delle volte vittoriosi. La missione delle armate sovietiche, oltre quella di infliggere perdite, era quella di controllare la ferrovia Belgrado-Salonicco e tagliare le vie di fuga agli avversari.

La battaglia per la liberazione della città iniziò il 14 ottobre e si concluse giorno 20 dopo la presa della fortezza di Kalemegdan. Le ostilità cessarono e la capitale jugoslava era di nuovo libera, al prezzo di 15.000 vittime tra morti e feriti.

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13 Ottobre 1943 – L’Italia dichiara guerra alla Germania

Dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia, Vittorio Emanuele III destituì Mussolini e nominò il maresciallo Badoglio a capo del Governo. L’8 settembre il Re e il maresciallo lasciarono Roma e raggiunsero gli angloamericani, i quali avevano già occupato la zona di Brindisi.

Salerno divenne la capitale del Regno del Sud che, comunque, mantenne la struttura costituzionale del Regno d’Italia. Il primo atto di Badoglio in veste di capo del Governo fu la dichiarazione di guerra alla Germania. Il Re e Pietro Badoglio avrebbero voluto, con tale provvedimento, ottenere per l’Italia la qualifica di Alleata ed evitare le dure clausole della resa incondizionata. Così non fu. Gli Alleati infatti, fecero aderire l’Italia solo come “cobelligerante” .

L’Italia entrava in guerra contro la Germania il 13 ottobre 1943. La dichiarazione ufficiale serviva, non solo per poter inviare al fronte gli uomini dell’esercito regolare (al centro nord molti italiani combattevano già contro i tedeschi), ma soprattutto per attribuire lo status di prigionieri di guerra ai 600.000 soldati italiani (IMI) che erano stati catturati e deportati dai tedeschi nei territori del Terzo Reich dall’ 8 settembre, dopo la proclamazione del cosiddetto “armistizio corto” con il quale si cessavano le ostilità contro gli Alleati.

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“600.000 no,la resistenza degli Internati Militari Italiani”

7 Ottobre 1949 – Nascita della Repubblica Democratica Tedesca

Al termine del secondo conflitto mondiale la Germania, come noto, risultava divisa in due distinte zone di occupazione: la zona occidentale occupata da forze americane, inglesi e, successivamente, francesi e la zona orientale in mano ai sovietici.

Con l’irrigidimento delle relazioni est-ovest risultò, tuttavia, chiaro come fosse vano qualunque tipo di progetto di unificazione o di gestione comune delle rispettive zone di occupazione.

La progressiva integrazione della zona occidentale in un’entità economica unica e, successivamente, in uno stato Unico, la Repubblica Federale Tedesca (RFT) , impose ai sovietici una risposta veloce.

La proclamazione della Repubblica Democratica Tedesca (RDT) avvenne il 7 Ottobre 1949. Il Consiglio del Popolo Tedesco, organismo creato qualche mese prima, si autoproclamò “parlamento provvisorio” allo scopo di approvare velocemente una costituzione per la RDT.

Nonostante il ruolo di Primo Ministro venne affidato al socialdemocratico Otto Grotewohl, il potere effettivo era in mano a Walter Ulbricht, stalinista di provata fede e sostenuto dalle autorità sovietiche.

 

3 ottobre 1990 – Riunificazione tedesca

Il 3 Ottobre 1990 si compiva la riunificazione della Germania attraverso l’estinzione della Repubblica Democratica Tedesca.

Preceduta dal “Trattato due più quattro” stipulato dalle due Germanie e dalle quattro potenze occupanti e che garantiva piena libertà politica ad uno stato tedesco unico, la riunificazione tedesca rappresentò uno di quei momenti epocali che segnarono la fine della divisione dell’Europa e, più in generale, del bipolarismo.

Dal punto di vista del diritto internazionale, la riunificazione tedesca va considerata come un fenomeno di “incorporazione” di uno stato da parte di un altro. Nel caso di specie, infatti, la Repubblica federale tedesca ha incorporato la Repubblica Democratica estendendo i proprio organi ed i propri poteri alla parte orientale della Germania.

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