26 febbraio 1922 – Il governo Facta, l’ultimo prima di Mussolini

Luigi Facta
Luigi Facta

Il 26 febbraio 1922 iniziava la breve esperienza del Governo Facta, durato 156 giorni. Il governo era formato da Liberali, Partito Popolare Democratico-sociali, Partito Socialista riformista, Radicali e Partito agrario siciliano.

Il governo Facta viene ricordato per aver proposto al Re Vittorio Emanuele III di Savoia lo stato d’assedio nella notte tra il 27-28 ottobre 1922, decreto che fu in un primo momento caldeggiato dal sovrano ma poi non firmato. Il re non aveva la minima fiducia sulle capacità del governo Facta di superare questo momento di crisi e lo costrinse alle dimissioni; forse anche perché Vittorio Emanuele fu falsamente informato che l’esercito non era in grado di fermare l’ingresso delle squadre fasciste a Roma. Così da reazionari, i fascisti diventarono una componente importante per la formazione del nuovo governo e il 29 ottobre Mussolini diventava presidente del Consiglio all’età di 39 anni.

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11 Febbraio 1929 – Firma dei Patti Lateranensi

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Dall’Unità d’Italia il rapporto tra lo stato italiano e la santa sede era rimasto complesso e teso. L’azione militare italiana contro Roma del 1870 fece ulteriormente salire la tensione. Papa Pio IX in quell’occasione si rifiutò di riconoscere il Regno d’Italia e si ritirò nei palazzi apostolici dichiarandosi “prigioniero dello stato italiano”.

Dal 1871 i rapporti tra Stato e Santa Sede vennero allora disciplinati unilateralmente dallo stato italiano attraverso la “legge delle guarentigie“.

Appena instauratosi il regime fascista, Mussolini si persuase che la stabilità del proprio potere passava anche attraverso una normalizzazione dei rapporti con la Sante Sede. Dopo negoziati segreti durati diversi anni, l’11 Febbraio 1929 presso San Giovanni in Laterano il Segretario di Stato Cardinale Pietro Gasparri e Benito Mussolini firmarono gli accordi di mutuo riconoscimento tra Stato Italiano e Santa Sede.

I patti lateranensi prevedevano, tra l’altro, il riconoscimento del carattere cattolico dello stato italiano, l’istituzione dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole ed una convenzione finanziaria per regolare le questioni sorte dopo l’Unità d’Italia.

Riconosciuti nella nuova Costituzione della Repubblica, i Patti lateranensi vennero poi rivisti nel 1984.

10 gennaio 1944 – Processo ai fascisti che sfiduciarono Mussolini

imputati-processo-di-verona-1944Il 10 gennaio 1944 si concludeva il “Processo di Verona” che vedeva sul banco degli imputati i gerarchi fascisti che avevano votato la sfiducia a Benito Mussolini durante la seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 24 luglio 1943 (o.d.g. Grandi). Dei 19 ricercati, solo 6 furono catturati: primo tra tutti il genero di Mussolini, Galeazzo Ciano, e poi  Giovanni Marinelli, Carlo Pareschi, Luciano Gottardi, Tullio Cianetti ed Emilio De Bono.

Per giudicare i “traditori” fu istituito un tribunale speciale e promulgata una legge che prevedeva la pena di morte per i “fascisti che hanno tradito il giuramento di fedeltà all’idea”. Vincenzo Cersosimo ebbe l’incarico di raccogliere la documentazione per l’istruttoria, completata il 29 dicembre 1943. Si procedette così al processo, dove il compito dei giudici, nominati dallo stesso Mussolini, era solo quello di trovare i colpevoli e giustiziarli. La drammaticità del momento costrinse Mussolini ad una spietata fermezza anche nei confronti del genero Ciano. Il processo si aprì l’8 gennaio e si concluse con la condanna a morte di tutti gli imputati, eccetto Cianetti condannato a trent’anni.

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La fucilazione.

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3 gennaio 1925 – Mussolini assume i poteri dittatoriali

Proprio mentre la sua carriera politica sembrava finita a causa delle responsabilità nell’omicidio Matteotti, Mussolini con il discorso del 3 gennaio 1935 alla Camera assunse i poteri dittatoriali.

In particolare un documento, tra tutti il più schiacciante, lo costrinse alla dittatura: l’alternativa sarebbe stata presentarsi e rispondere delle accuse in un’aula di giustizia. Il documento in questione era il memoriale in cui Cesare Rossi, costituitesi alla polizia per l’omicidio Matteotti, accusava Mussolini di essere implicato in alcuni tra i peggiori crimini degli ultimi due anni. Così, con un colpo di mano, Mussolini fece un discorso agguerrito alla Camera in cui assunse la guida dittatoriale del Paese.

Documenti: Il discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925.

“Il mio discorso sarà chiarissimo e tale da determinare una chiarificazione assoluta.

Voi intendete che dopo aver lungamente camminato insieme con dei compagni di viaggio, ai quali del resto andrebbe sempre la nostra gratitudine per quello che hanno fatto, è necessaria una sosta per vedere se la stessa strada con gli stessi compagni può essere ancora percorsa nell’avvenire.

Si dice: il fascismo è un’orda di barbari accampati nella nazione; è un movimento di banditi e di predoni! Si inscena la questione morale, e noi conosciamo la triste storia delle questioni morali in Italia. Dichiaro qui, al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! Quando due elementi sono in lotta e sono irriducibili, la soluzione è la forza. Non c’è mai stata altra soluzione nella storia e non ce ne sarà mai. Vi siete fatti delle illusioni! Voi avete creduto che il fascismo fosse finito perché io lo comprimevo, che fosse morto perché io lo castigavo. Ma se io mettessi la centesima parte dell’energia che ho messo a comprimerlo, a scatenarlo, voi vedreste allora.

Non ci sarà bisogno di questo, perché il Governo è abbastanza forte per stroncare in pieno definitivamente la sedizione dell’Aventino. L’Italia, o signori, vuole la pace, vuole la tranquillità, vuole la calma laboriosa. Noi, questa tranquillità, questa calma laboriosa gliela daremo con l’amore, se è possibile, e con la forza, se sarà necessario. Voi state certi che nelle quarantott’ore successive a questo mio discorso, la situazione sarà chiarita su tutta l’area.

Tutti sappiamo che ciò che ho in animo non è capriccio di persona, non è libidine di governo, non è passione ignobile, ma è soltanto amore sconfinato e possente per la patria.”

(Mussolini, discorso alla Camera dei Deputati, 3 gennaio 1925)

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Dal film “Il delitto Matteotti” di Florestano Vancini, 1973.

17 dicembre 1961 – Muore Giuseppe Bastianini

Giuseppe BastianiniGiuseppe Bastianini fu un politico e diplomatico italiano. Nato nel 1899, fu membro della prima ora del Partito fascista, ebbe un ruolo di prim’ordine nell”elaborazione della dottrina fascista e nell’organizzazione della marcia su Roma. Dal 1922 al 1923 si occupò soprattutto dell’organizzazione dei fasci all’estero. Fece parte del Gran Consiglio del fascismo (1922-26). Eletto deputato nelle elezioni dell’aprile 1924 per il collegio di Perugia, svolse una notevole attività giornalistica e pubblicistica

Finalmente, nel 1927 Bastianini approda nel settore che gli è più affine: la diplomazia. Fu inviato prima a Tangeri e successivamente nel 1928 fu nominato ministro plenipotenziario a Lisbona. Il 1929 passò ad Atene e, infine, come ambasciatore a Varsavia dal nel 1932. Qui rimase quasi quattro anni gestendo l’ambasciata in maniera egregia in un momento abbastanza delicato (avvento al potere di Hitler in Germania, negoziati per il “patto a quattro”, osteggiato dalla Polonia, “patto orientale”, ecc.).

Fortemente convinto della politica del non intervento durante la Seconda Guerra Mondiale, come segnalato dallo stesso Ciano, Bastianini fu nominato ambasciatore a Londra nel 1939. Il nostro cercò un accordo tra Italia e Inghilterra sino alla dichiarazione di guerra dell’Italia (10 giugno 1940). Nel suo dispaccio del 29 marzo 1940 così scriveva a Ciano: “Né Chamberlain, né Halifax e nemmeno Churchill desiderano la guerra con l’Italia.” (I documenti diplomatici italiani, s. 9, III, Roma 1959, p. 554).

Conquistata con l’aiuto dei Tedeschi la Iugoslavia, il 7 giugno 1941 fu nominato governatore della Dalmazia (vedi Contributi multimediali). Come governatore, Bastianini si dimostrò nel complesso uomo capace e realista che seppe evitare inutili violenze. Inoltre, egli cercò per quanto possibile di aiutare le popolazioni locali e gli ebrei, rifiutando i metodi dei Tedeschi.

Nel 1943 fu improvvisamente nominato da Mussolini alla direzione della politica estera come sottosegretario agli Affari Esteri. Cercò di avvertire Mussolini dell’incapacità dell’esercito italiano di continuare la guerra e cercò di forgiare una politica di progressiva resistenza verso i tedeschi, cercando un rapporto paritario con l’alleato. A mano a mano che questi tentativi naufragavano, il suo atteggiamento verso i Tedeschi si faceva sempre più rigido. Inoltre, Bastianini si oppose alle richieste tedesche sulla consegna degli ebrei delle zone di occupazione italiane, riuscendo ad ottenere anche l’assenso di Mussolini. Pur non facente parte del Gran Consiglio del Fascismo, nella famosa riunione del 24 luglio 1943, Bastianini intervenne come inviato e prendendo la parola si schierò a favore dell’o.d.g. Grandi, convinto che si era avuto uno scollamento tra fascismo e la Nazione in un momento in cui l’unione di tutte le forze era vitale.

Nel 1944 fu nominato ambasciatore ad Ankara dal governo Badoglio, ma si mostrò contrario alla politica antifascista dell’esecutivo e, dunque, declinò. Sapendo di essere ricercato sia dalla questura di Perugia sia dai repubblichini, si rifugiò in Toscana e successivamente in Svizzera e infine in Calabria.

Terminato il conflitto, nel novembre 1947 fu processato dalla Corte d’Assise speciale di Roma e assolto. Lo stesso avvenne con la Commissione per le sanzioni contro il fascismo, mentre una richiesta iugoslava per processarlo come “criminale di guerra” non ebbe seguito. Inoltre, dopo un suo ricorso, gli fu riconosciuta l’indennità di ambasciatore a riposo.

Morì a Milano il 17 dicembre 1961.

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Zara – L’arrivo del primo Governatore della Dalmazia S. E. Bastianini, 30 giugno 1941.

5 Dicembre 1934 – Incidente di Ual Ual

UalualNelle idee elaborate da Mussolini nel corso del 1933 vi era quella di risolvere drasticamente il problema etiopico attraverso un’azione di conquista. Ogni pretesto in tal senso era considerato buono dal fascismo per provocare un conflitto contro l’Etiopia.

Il 5 Dicembre 1934 a Ual Ual (che era, nello specifico, una località dell’ al confine tra la Somalia italiana e l’Etiopia dove vi era un imponente complesso di pozzi) una prima occasione di scontro si concretizzò in alcuni incidenti di frontiera tra forze etiopiche ed italiane.

Le forze etiopiche spararono contro le posizioni italiane che tuttavia grazie ai rinforzi arrivati dalla vicina città di Uardàr riuscirono a volgere a proprio favore l’esito dello scontro a fuoco.

L’incidente di Ual Ual ebbe importanti ripercussioni a livello diplomatico. La questione, infatti, venne posta all’attenzione della Società delle Nazioni che incaricò una Commissione d’arbitrato di stabilire le responsabilità del caso.

Mussolini trasse dai fatti di Ual Ual la giustificazione agognata per forzare la mano sulla questione etiopica chiedendo in maniera più o meno diretta alla Gran Bretagna ed alla Francia, il via libera per procedere alla conquista dell’Etiopia. L’ossessione della costruzione dell’impero di Mussolini, unitamente alla volontà di lavare l’onta della sconfitta di Adua del 1896, diedero via da lì a breve alla campagna d’Etiopia che sottrasse imponenti forze ad una già debole Italia.

4 novembre 1925 – Sventato l’attentato di Zaniboni a Mussolini

Il 4 novembre 1925 fu sventato uno dei tanti attentati che avevano come obiettivo il Duce. L’attentatore era il socialista Tito Zaniboni, il quale avrebbe dovuto sparare con un fucile di precisione dall’edificio antistante palazzo Chigi, l’albergo Dragoni. L’attento fallì grazie a una talpa della polizia che vanificò gli sforzi del Zaniboni. Le indagini coinvolsero anche il generale Luigi Cappello, il cui reale ruolo nella vicenda non fu mai provato. Di sicuro c’era che entrambi erano dei massoni, il che diede la possibilità a Mussolini di alimentare la sua campagna anti-massonica.

Zaniboni fu condannato per alto tradimento e 25 anni di reclusione, ma fu successivamente confinato nell’isola di Ponza, mentre il Partito Socialista e il suo organo di stampa ufficiale La Giustizia furono sciolti definitivamente.

Nel processo di consolidamento del potere tramite la propaganda e la mistificazione dell’avversario, Mussolini rese noti molti attentati contro la sua persona durante il 1925, cosa che invece fu evitata negli anni successivi, quando l’ordine a tutti costi divenne la priorità del Fascismo.

28 Ottobre 1922 – Marcia su Roma

Per arrivare al potere Benito Mussolini aveva un piano chiaramente definito: creare uno stato d’agitazione perenne non attraverso la violenza estrema delle precedenti “spedizioni punitive” ma con minacce di rivolta espresse attraverso l’organizzazione di grandi adunate più o meno armate.

Mentre, pertanto, il Mussolini deputato pronuncia alla Camera sin dal 1921 dei discorsi moderati e pacati, il Partito fascista si dedica solerte all’organizzazione di queste adunate nelle principali città italiane.

Il 20 ottobre 1922 un quadrumvirato agli ordini di Mussolini organizzò una grande marcia che da Nord a Sud avrebbe dovuto portare migliaia di militanti fascisti nella capitale italiana.  Era la Marcia su Roma, entrata nell’immaginario collettivo come il momento di instaurazione della dittatura fascista in Italia.

Quando il 28 Ottobre i fascisti arrivarono a Roma la minaccia che essi portarono alle istituzioni liberali appariva risibile ai molti. La marcia fu infatti effettuata da circa 26.000 uomini male armati mentre a difesa della capitale vi erano 28.000 soldati. Se il Re Vittorio Emanuele III  avesse dichiarato lo stato di assedio l’esercito avrebbe certamente obbedito al decreto regio. Tuttavia, sia per pressioni interne (il fascismo godeva infatti di ampie connivenze nell’amministrazione pubblica), sia per generali questioni politiche il re preferì capitolare ed il giorno seguente convocò Mussolini per incaricarlo di formare un nuovo governo.  Mussolini era infatti a quel tempo considerato un elemento interno al sistema istituzionale liberale che, seppur con modi non ortodossi, sarebbe riuscito a dare quella scossa politica che  da più parti veniva richiesta.

Mussolini giunse dunque al potere più con l’intimidazione che con la forza e stabilì la sua dittatura in maniera progressiva. Era un drammatico cambiamento nella storia italiana che, tuttavia, sfuggì a molti dei contemporanei.

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10 ottobre 1935 – Sanzioni all’Italia per l’occupazione dell’Abissinia

Il 10 ottobre 1935 la Società delle Nazioni sanzionò l’Italia per l’invasione dell’Abissinia (oggi Egitto) iniziata sette giorni prima. L’attacco di uno stato membro delle Società delle Nazioni a un altro violava l’articolo XVI dello statuto che lo rendeva, di fatto, un attacco a tutti gli altri paesi membri. A questo proposito, era prevista l’interruzione immediata degli scambi commerciali con l’aggressore.

Tuttavia, Mussolini era memore della debole reazione da parte della Società delle Nazioni nei confronti del Giappone durante l’invasione della Manciuria, nel 1931. Infatti, le sanzione ebbero un effetto blando sull’economia nazionale: molti stati non le rispettarono e non riguardavano materie di vitale importanza, primo fra tutti il petrolio.

Dal punto di vista delle relazioni internazionali, questo episodio rappresentò un ulteriore segno di inefficacia della Società delle Nazioni.

Per quanto riguarda la politica interna italiana, il fascismo approfittò delle sanzione per alimentare la sua propaganda. Nel novembre successivo ebbe inizio la campagna “Oro alla Patria”, di cui faceva parte la “Giornata della Fede”, durante la quale gli italiani erano invitati a donare alla causa della guerra le proprie fedi nuziali.

Insomma, le sanzione resero la guerra popolare in Italia, ma non riuscirono a fermare i combattimenti in Etiopia.

Documenti e link interessanti.

Le sanzioni all’Italia, il Sole 24 ore.

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27 settembre 1940 – Firma del Patto Tripartito

Il 27 settembre 1940 viene firmato a Berlino il Patto Tripartito tra Germania, Giappone e Italia che spartiva le aree di influenza tra le tre potenze in Europa e Asia. Questo patto sanciva quella che in Italia fu giornalisticamente battezzata l’Asse Berlino-Tokio-Roma.

Documenti e link.

Testo del Patto.

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