8 aprile 1814 – Napoleone viene esiliato all’Elba

napoleoneDopo la sonante sconfitta in Russia del 1812, Napoleone tornò in patria per riformare l’esercito, mentre gli stati europei presero atto del momento di difficoltà dell’Imperatore. Si venne a formare una coalizione anti francese a cui fece parte oltre la Russia e la Prussia, anche l’Austria. Dopo una strenua resistenza del nuovo esercito napoleonico, troppo giovane, inesperiente e numericamente inferiore, Napoleone dovette subire la sconfitta nella battaglia di Lipsia (ottobre 1813). Con gli eserciti ormai alle porte di Parigi,  l’8 aprile 1814 Napoleone veniva esiliato sull’isola d’Elba. Profondamente amareggiato, qualche giorno dopo tentò, invano, di togliersi la vita. Giunto sull’Elba, i nemici gli affidarono la sovranità dell’Isola, permettendogli di conservare il titolo di imperatore. L’esilio durò fino al 17 febbraio 1815, quando riuscì a eludere la sorveglianza inglese approfittando della confusione creatasi per una festa, da lui appositamente organizzata.

Residenza di Napoleone sull'Elba
Residenza di Napoleone sull’Elba
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17 Ottobre 1797 – Trattato di Campoformio

Il Trattato di Campoformio firmato a villa Manin il 17 ottobre 1797 da Napoleone Bonaparte e il conte Luis De Cobentzel, sancì la pace, preannunciata con il trattato di Leoben, fra la Repubblica francese e l’imperatore d’Austria Francesco II re di Ungheria e di Boemia.

Il trattato determinò una serie di cambiamenti territoriali:  la cessione all’Arciducato d’Austria dello stato veneto, dell’Istria e della Dalmazia. In cambio l’Austria riconobbe la Repubblica Cisalpina, mentre, le isole Ionie andarono alla Francia.

La fine dell’occupazione francese di Venezia tronca l’esperienza del governo democratico. Molti patrioti si ribellarono perché non accettavano il fatto che il destino di Venezia fosse deciso in modo assolutamente arbitrario,senza alcun coinvolgimento della popolazione. Per loro si trattava di un vero e proprio tradimento da parte dei Francesi.

Il famoso incipit dell’Ortis di Ugo Foscolo “Il sacrificio della patria nostra è consumato” interpreta la posizione dei patrioti, molti dei quali si rifugiarono a Milano, dove era nata la Repubblica Cisalpina.