27 febbraio 1933 – L’incendio del Reichstag

Incedio del Reichstag
Incedio del Reichstag

La sera del 27 febbraio 1933 bruciava il palazzo del Reichstag a Berlino: era l’evento che segnò, secondo molto storici, l’avvento del Nazionalsocialismo in Germania. L’incendio fu di natura dolosa e la responsabilità di Hitler dietro all’accadimento non fu provato, ma è facilmente ipotizzabile. La polizia trovò Marinus van der Lubbe, che si era nascosto dietro al palazzo privo dei vestiti. L’accusato fu mostrato a Herman Goring, accorso insieme a Hitler poco dopo, che ricondusse la responsabilità ai comunisti bulgari Georgi Dimitrov, Blagoj Tanev e Vasil Popov che furono arrestati e processati.

Questi accadimenti permisero la neutralizzazione del Partito Comunista e la conseguente approvazione del decreto contro i diritti civili, garantiti precedentemente dalla costituzione della Repubblica di Weimar. Gli storici sono concordi nel considerare van der Lubbe uno dei responsabili; tuttavia, pare difficile che un incendio di così vaste dimensioni fosse stato innescato da un solo uomo.

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22 febbraio 1943 – Giustiziati a Monaco i membri della “Rosa Bianca”

Monumento all'Università Ludwig Maximilian di Monaco dedicato al gruppo della Rosa Bianca.
Monumento all’Università Ludwig Maximilian di Monaco dedicato al gruppo della Rosa Bianca.

La Rosa Bianca fu un gruppo di giovani cristiani che si oppose in modo non violento al regime nazista in Germania. Furono processati e ghigliottinati il 22 febbraio 1943 a Monaco per sabotaggio in periodo di guerra.

Il gruppo portava avanti mezzi di protesta pacifici, come la distribuzione di volantini, inneggiava alla resistenza passiva e alla non partecipazione alla guerra portata avanti dalla Germania. Di forte fede cristiana e convinti federalisti europei, la Rosa Bianca finì con l’opporsi direttamente ad Adolf Hitler con l’ennesimo opuscolo nel febbraio 1945, azione che li portò direttamente alla ghigliottina.

Il gruppo divenne simbolo della resistenza al nazismo durante il periodo della dittatura, gruppo coraggioso fra i pochi che si oppose a viso aperto al regime.

Contributi multimediali.

Da La Rosa Bianca – Sophie Scholl (Sophie Scholl – Die letzten Tage), 2005, di Marc Rothemund.

27 Gennaio 1945 – I russi entrano ad Auschwitz

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Dalla fine del 1944 era chiaro che la Germani nazista era destinata alla sconfitta. L’avanza sovietica da oriente risultava inarrestabile. Il 12 Gennaio 1945 l’armata rossa sferrò l’offensiva finale, approfittando anche del fatto che i tedeschi in quel momento fossero impegnati nella controffensiva delle Ardenne.

Nel corso di quel Gennaio la Polonia fu completamente liberata. Il 27 Gennaio 1945 i sovietici entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz liberando i prigionieri che vi erano ancora presenti. Ben presto le atrocità e gli orrori dei campi di sterminio nazisti vennero mostrati al mondo intero. Campi come quelli di Auschwitz erano stati il teatro di una vera e propria organizzazione scientifica dello sterminio di massa.

Ecco come lo storico delle relazioni internazionali Jean Baptiste Duroselle descrisse la realtà dei campi di concentramento: ” …camere a gas che all’apparenza sembravano docce, forni crematori dove, senza interruzione, bruciavano le migliaia di cadaveri quotidiani. Quando si pensa che sei milioni di ebrei furono sterminati dai nazisti ci si rende conto che l’ <Europa Nuova> di Hitler poggiava sulla negazione di ogni umanità, in modo fino allora sconosciuto nella storia del mondo. Le circostanze accessorie accrescono questa impressione di orrore: esperimenti biologici su esseri umani, recupero di abiti che venivano rivenduti nelle cooperative tedesche, nonché dei denti d’oro e delle fedi matrimoniali, concimazione delle terre con le ceneri delle vittime..”

Il 27 Gennaio ricorre la Giornata Mondiale della Memoria, per ricordare le vittime dell’olocausto nel giorno della liberazione di Auschwitz.

25 novembre 1936 – Il patto Anticomintern

Il 25 novembre 1936 la Germania nazista e il Giappone firmarono il cosiddetto patto Anticomintern per un’azione comune contro l’operato dell’Internazionale comunista. Esso prevedeva una sorta di collaborazione che consisteva nello scambio di informazioni e di lotta contro gli agenti comunisti. Inoltre, il patto impegnava a non rafforzare la posizione dell’URSS in caso di attacco a una delle parti contraenti. Nel 1937 anche l’Italia aderì al patto.
Dopo la stipula del patto russo-tedesco di non aggressione del 1939, si ebbe una sospensione momentanea, anche se non ufficiale, del patto che riacquistó nuovo vigore nel 1941 con lo scoppio delle ostilità tra Germania e Russia.

20 novembre 1945 – Inizia il processo di Norimberga

Il 20 novembre 1945 si apriva a Norimberga il processo messo in piedi dagli Alleati per giudicare i criminali nazisti. In realtà i processi di Norimberga furono 13, ma quello che fece più scalpore nell’opinione pubblica internazionale fu il primo, durante il quale si giudicarono i gerarchi nazisti superstiti. Si scelse Norimberga proprio perché fu la città simbolo del nazional-socialismo. La presidenza del processo fu affidata a Lord Geoffrey Lawrence, mentre Robert H. Jackson fu il pubblico ministero, sotto indicazione diretta del presidente Truman. Il procedimento penale terminò l’1 ottobre 1946.

Il processo di Norimberga creò un lungo dibattito sulla legittimità giuridica del processo stesso, in quanto furono i vincitori a giudicare i vinti. Da questo punto di vista, il processo rappresentò anche una evoluzione del diritto internazionale, dando origine all’esigenza di una corte penale internazionale, che fu effettivamente creata 50 anni dopo.

I capi di accusa furono:

  1. Cospirazione, cioè la progettazione di un piano comune per l’esecuzione degli altri tre crimini successivi.
  2. Crimini contro la pace, per essere stati a capo dell’aggressione contro altri Stati, scatenando la Seconda Guerra Mondiale. Inoltre, commisero la violazione di ben trentaquattro trattati internazionali.
  3. Crimini di guerra, per tutta una serie di violazioni del diritto internazionale bellico della Convenzione dell’Aja, per esempio attraverso i trattamenti disumani nei confronti di popolazioni civili e prigionieri di guerra (torture, schiavitù, saccheggi ecc.).
  4. Crimini contro l’umanità, per aver commesso atti di estrema atrocità nei confronti di avversari politici, minoranze razziali e d’interi gruppi etnici (il genocidio degli ebrei).

Folto il banco degli imputati:

  • Dönitz Karl, grande ammiraglio, fu il successore di Hitler; alla sua morte costituì un governo che ebbe come compito principale quello di firmare la resa (il 7 maggio 1945). Imputato dei capi d’accusa 1, 2 e 3, fu condannato per i capi d’accusa 2 e 3 a 10 anni di reclusione.
  • Frank Hans, avvocato, dal 1939 fu governatore della Polonia controllata dai nazisti. Imputato dei capi d’accusa 1, 3 e 4.
  • Frick Wilhelm, ex ministro degli Interni del Reich. Imputato per i capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Fritzsche Hans, giornalista; dal maggio del 1933 direttore delle informazioni presso il servizio stampa del ministero della propaganda, fu soprattutto accusato come “fantasma” del suo superiore, Goebbels, il ministro della propaganda del Reich. Imputato dei capi d’accusa 1, 3 e 4.
  • Funk Walter, ministro dell’economia del Reich e dal 1939 presidente della Deutsche Reichsbank (banca centrale del Reich). Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Göring Hermann, il “numero due” della Germania, il personaggio più importante del nazismo al processo. Goring, come ministro dell’interno della Prussia, istituì il “Geheimes Staatspolizeiamt” che successivamente divenne la GeStaPo, potente polizia segreta del regime; dopo il successo nelle elezioni del ’30 venne nominato Presidente del Reichstag, quindi Feldmaresciallo, comandante della Luftwaffe e uno dei principali artefici della potenza militare tedesca, facendo mobilitare tutte le forze economiche dello Stato per il riarmo. Partecipò nella pianificazione delle guerre di aggressione in violazione del Trattato di Versailles e degli altri accordi e trattati internazionali. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Hess Rudolf, dal 1933 fu il vice ed il segretario del Führer presso il partito nazista. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Jodl Alfred, generale di corpo d’armata. Capo delle operazioni militari e consulente di Hitler. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Kaltenbrunner Ernst, capo dei servizi di sicurezza del Reich. Imputato dei capi d’accusa 1, 3 e 4.
  • Keitel Wilhelm, capo di Stato maggiore delle forze armate. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Neurath von Konstantin, primo ministro degli esteri di Hitler e poi protettore del Reich per la Boemia e la Moravia. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Papen von Franz, vicecancelliere nel primo gabinetto Hitler del 1933, successivamente ambasciatore a Vienna ed Ankara. Imputato dei capi d’accusa 1 e 2.
  • Raeder Erich, comandante supremo della marina militare. Imputato dei capi d’accusa 1, 2 e 3.
  • Ribbentrop von Joachim, dal 1938 al 1945 ministro degli esteri del Reich, fu protagonista del Patto nazi-sovietico del 1939 (conosciuto pure come Molotov-Ribbentrop), i cui protocolli segreti fissavano la spartizione dell’Europa centro-orientale tra Germania ed Unione Sovietica. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Rosenberg Alfred, ministro del Reich per le zone di occupazione nell’Europa orientale. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Sauckel Fritz, procuratore generale di Hitler come responsabile per i lavori forzati in Germania di manodopera straniera. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Schacht Horace Greely Hjalmar, banchiere, presidente della Reichsbank e ministro dell’economia. Dal 1944 nel campo di concentramento di Flossenbürg. Imputato dei capi d’accusa 1 e 2.
  • Schirach von Baldur, ex capo della gioventù hitleriana e governatore del distretto di Vienna. Imputato dei capi d’accusa 1 e 4.
  • Seyss-Inquart Arthur, avvocato, governatore del Reich per i territori occupati nei Paesi Bassi. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Speer Albert, architetto, ministro del Reich per l’armamento e le munizioni. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Streicher Julius, insegnante elementare, fu il violento propagandista della persecuzione degli ebrei. Fondò nel 1923 il settimanale “Der Stürmer” del quale restò proprietario e direttore fino al 1945. Imputato dei capi d’accusa 1 e 4.

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