15 Febbraio 1944 – Distruzione dell’Abbazia di Montecassino

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L‘Abbazia di Montecassino è un famoso monastero laziale situato a Cassino in provincia di Frosinone. Nell’errata convinzione che all’interno vi trovassero rifugio dei militari nazisti, la mattina del 15 Febbraio 1944 l’Abbazia venne completamente distrutta dai bombardieri alleati. Si trattò del più violento bombardamento operato nel corso del conflitto contro un singolo edificio.

La distruzione dell’Abbazia si rilevò peraltro inutile in quanto il giorno seguente le forze tedesche riuscirono ad occupare le rovine trovandone ampio rifugio

La distruzione dell’Abbazia era stato preceduta, fin dal Gennaio, da altri intensi bombardamenti delle forze alleate nella zona, miranti a sfondare la linea difensiva tedesca (la Linea Gustav), portare l’assedio a Roma e ricongiungersi con le altre forze alleate bloccate ad Anzio.

I bombardamenti continuarono fino al 18 Maggio seguente quando una pattuaglia del 12º reggimento dei lancieri polacchi poté, finalmente, issare la propria bandiera sulle rovine di Cassino.

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13 Febbraio 1945 – Bombardamento di Dresda

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La sera del 13 Febbraio del 1945 ebbe inizio un violento bombardamento da parte delle forze alleate nella città di Dresda, capoluogo della Sassonia. I bombardamenti durarono tre giorni e rasero al suolo la città. I danni furono incalcolabili ed il numero delle vittime impressionante. Secondo alcune stime, infatti, nel corso dei bombardamenti persero la vita oltre 20.000 persone, mentre secondo altre il numero delle vittime era decisamente superiore. Una recente inchiesta portata avanti dalle autorità di Dresda nel 2010 ha stabilito che il numero dei morti nel corso dei bombardamenti si aggira tra le le 22.700 e le 25.000 unità

Il bombardamento di Dresda rappresentò uno degli eventi più sanguinosi e tragici del secondo conflitto mondiale. L’obiettivo primario delle forze alleate era quello di distruggere le vie di comunicazione e di rifornimento delle forze naziste ma il risultato di tale operazione, per distruzioni ed uccisioni, fu incredibilmente tragico.

Il bombardamento di Dresda costituisce il tema centrale del romanzo Mattatoio n.5 dello scrittore statunitense Kurt Vonnegut che, fatto prigioniero dai tedeschi, si trovava proprio nella città durante il bombardamento.

9 febbraio 1943 – Svolta bellica nel Pacifico: gli Usa sconfiggono il Giappone a Guadalcanal

Battaglia di Guadalcanal
Battaglia di Guadalcanal

La battaglia nell’isola di Guadalcanal, nelle isole Salomone, fu fondamentale per la successiva vittoria degli Usa contro il Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale. Infatti, l’isola rappresentava un punto strategico che, se ben impiegato dai Giapponesi, avrebbe potuto impedire l’approvvigionamento di rifornimenti per gli Stati Uniti dall’Australia e la Nuova Zelanda. Al contrario, in mano agli americani l’isola avrebbe potuto essere un avamposto altamente strategico per l’avanzata verso l’Impero giapponese.

La battaglia di Gudalcanal iniziò il 7 agosto 1942, con lo sbarco massiccio di truppe statunitensi che sorpresero le difese giapponesi. Dopo il coraggioso tentativo di difesa, il 9 febbraio 1943 i giapponesi lasciarono definitivamente l’isola.

Questa battaglia viene storicamente ricordata come la svolta nella guerra del Pacifico perché per la prima volta l’Impero giapponese cominciò a organizzarsi in termini di difesa e non più di attacco, mentre gli americani iniziarono la difficile impresa della conquista di un avversario militarmente molto valido.

Mappa dello scenario di guerra nel Pacifico
Mappa dello scenario di guerra nel Pacifico

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24 Gennaio 1965 – Muore Winston Churchill

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Winston Churchill è, indubbiamente, l’uomo che più ha incarnato la lotta contro le forze dell’asse nel corso della seconda guerra mondiale.  Al centro della scena politica inglese per circa sessant’anni, dal 1940 al 1945 come Primo Ministro del Regno Unito Churchill condusse il suo paese attraverso i difficili anni di guerra.

Fautore della resistenza ad oltranza, Churchill si distinse già prima dello scoppio del conflitto per la sua assoluta avversione alla politica di “appeasement” nei confronti delle rivendicazioni hitleriane attuate in quegli anni dai governi di Stanley Baldwin ad Arthur Neville Chamberlain. Dopo la sconfitta elettorale del 1945, Churchill guidò il governo inglese nuovamente dal 1951 al 1955.

Prolifico scrittore, Churchill vinse nel 1953 il Premio Nober per la letteratura con i suoi scritti narranti la storia della seconda guerra mondiale.

Ritiratosi a vita privata nel 1955 morì a Londra il 24 Gennaio 1965. Ai funerali di Stato parteciparono innumerevoli statisti da ogni parte del mondo.

17 Gennaio 1945 – L’Armata Rossa libera Varsavia

1939-Varsavia-bombardataDopo la battaglia campale di Stalingrado, l’avanzata sovietica nei territori occupati dalle forze naziste fu inarrestabile. Il 17 Gennaio 1945 l’Armata Rossa liberò Varsavia.

Quando i sovietici entrano nella città, occupandola, la capitale polacca era ridotta ad un cumulo di rovine con circa l’85% degli edifici storici andati distrutti durante l’occupazione nazista.

La ricostruzione venne effettuata seguendo una doppia pista che corrispondeva ad una duplice necessità: da una parte si tentò di ripristinare gli edifici del centro storico esattamente com’erano prima del periodo pre-bellico, dall’altra si inserì nell’ambito della ricostruzione il grande progetto di rinnovo urbano dettato dalle necessità del sistema economico socialista  e dell’ economia pianificata e centralizzata.

L’inserimento di Varsavia nel sistema economico, politico e sociale dell’Unione Sovietica, tuttavia,  fu, in realtà, molto sofferto soprattutto perché la città aveva, nel corso della sua esistenza, subito in maniera sempre più forte e crescente, rispetto ad altre città socialiste, gli influssi delle rivoluzioni industriali e politiche succedutesi nelle città occidentali europee e, per tal motivo, costituiva, senza dubbio, una dei centri urbani dell’Europa orientale più occidentalizzata e difficilmente asservibile al sistema di relazioni politiche ed economiche tipiche dell’ordine socialista.

Varsavia possedeva all’interno del proprio tessuto urbano, infatti, un sistema di relazioni ed una società civile ampia e vivace dove resistettero, nei quarant’anni di regime socialista, un nocciolo duro della precedente piccola e media borghesia, un fervore intellettuale ed un acceso pluralismo politico che idealmente la rese compartecipe ai grandi mutamenti civili e sociali avvenuti negli anni ’60 nelle più grandi città occidentali e che,  insieme a Praga, la rese una delle città più difficili da controllare ed inserire nel sistema di potere sovietico.

 

13 gennaio 1928 – Inizia la costruzione della Linea Maginot

Linea MaginotIl 13 gennaio 1928 iniziava la costruzione della Linea Maginot, un progetto di fortificazione militare a scopo difensivo che si estendeva lungo il confine francese con il Belgio, il Lussemburgo, la Germania, la Svizzera e l’Italia. Fu una delle opere militari tra le più costose ed inutili della storia.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, si sentì forte la necessità di proteggersi da un attacco futuro tedesco. Il ricordo della Grande Guerra era ancora forte e la Germania, pur sanzionata economicamente, rimaneva aldilà del confine.

Si era pensato di costruire una fortificazione permanente lungo tutta la linea, dall’Italia al Belgio. Tuttavia, si decise per la protezione del fronte nord, al confine con il Belgio, con truppe mobili, mentre il confine nordest con Lussemburgo, Germania e il confine alpino con l’Italia, fu affidato in gran parte ad opere permanenti. Finiti i lavori ed iniziata la Seconda Guerra Mondiale, nel 1940 la Germania collocò una forza civetta davanti alla linea, mentre il grosso dell’armata invase il Belgio, aggirando la linea Maginot e raggiungendo in soli cinque giorni la Francia. La linea venne aggirata anche dalle forze Alleate, nel 1944, dimostrando ancora una volta l’inutilità di una così complessa e costosa difesa militare.

Mappa della Linea Maginot
Mappa della Linea Maginot

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10 gennaio 1944 – Processo ai fascisti che sfiduciarono Mussolini

imputati-processo-di-verona-1944Il 10 gennaio 1944 si concludeva il “Processo di Verona” che vedeva sul banco degli imputati i gerarchi fascisti che avevano votato la sfiducia a Benito Mussolini durante la seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 24 luglio 1943 (o.d.g. Grandi). Dei 19 ricercati, solo 6 furono catturati: primo tra tutti il genero di Mussolini, Galeazzo Ciano, e poi  Giovanni Marinelli, Carlo Pareschi, Luciano Gottardi, Tullio Cianetti ed Emilio De Bono.

Per giudicare i “traditori” fu istituito un tribunale speciale e promulgata una legge che prevedeva la pena di morte per i “fascisti che hanno tradito il giuramento di fedeltà all’idea”. Vincenzo Cersosimo ebbe l’incarico di raccogliere la documentazione per l’istruttoria, completata il 29 dicembre 1943. Si procedette così al processo, dove il compito dei giudici, nominati dallo stesso Mussolini, era solo quello di trovare i colpevoli e giustiziarli. La drammaticità del momento costrinse Mussolini ad una spietata fermezza anche nei confronti del genero Ciano. Il processo si aprì l’8 gennaio e si concluse con la condanna a morte di tutti gli imputati, eccetto Cianetti condannato a trent’anni.

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La fucilazione.

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17 dicembre 1961 – Muore Giuseppe Bastianini

Giuseppe BastianiniGiuseppe Bastianini fu un politico e diplomatico italiano. Nato nel 1899, fu membro della prima ora del Partito fascista, ebbe un ruolo di prim’ordine nell”elaborazione della dottrina fascista e nell’organizzazione della marcia su Roma. Dal 1922 al 1923 si occupò soprattutto dell’organizzazione dei fasci all’estero. Fece parte del Gran Consiglio del fascismo (1922-26). Eletto deputato nelle elezioni dell’aprile 1924 per il collegio di Perugia, svolse una notevole attività giornalistica e pubblicistica

Finalmente, nel 1927 Bastianini approda nel settore che gli è più affine: la diplomazia. Fu inviato prima a Tangeri e successivamente nel 1928 fu nominato ministro plenipotenziario a Lisbona. Il 1929 passò ad Atene e, infine, come ambasciatore a Varsavia dal nel 1932. Qui rimase quasi quattro anni gestendo l’ambasciata in maniera egregia in un momento abbastanza delicato (avvento al potere di Hitler in Germania, negoziati per il “patto a quattro”, osteggiato dalla Polonia, “patto orientale”, ecc.).

Fortemente convinto della politica del non intervento durante la Seconda Guerra Mondiale, come segnalato dallo stesso Ciano, Bastianini fu nominato ambasciatore a Londra nel 1939. Il nostro cercò un accordo tra Italia e Inghilterra sino alla dichiarazione di guerra dell’Italia (10 giugno 1940). Nel suo dispaccio del 29 marzo 1940 così scriveva a Ciano: “Né Chamberlain, né Halifax e nemmeno Churchill desiderano la guerra con l’Italia.” (I documenti diplomatici italiani, s. 9, III, Roma 1959, p. 554).

Conquistata con l’aiuto dei Tedeschi la Iugoslavia, il 7 giugno 1941 fu nominato governatore della Dalmazia (vedi Contributi multimediali). Come governatore, Bastianini si dimostrò nel complesso uomo capace e realista che seppe evitare inutili violenze. Inoltre, egli cercò per quanto possibile di aiutare le popolazioni locali e gli ebrei, rifiutando i metodi dei Tedeschi.

Nel 1943 fu improvvisamente nominato da Mussolini alla direzione della politica estera come sottosegretario agli Affari Esteri. Cercò di avvertire Mussolini dell’incapacità dell’esercito italiano di continuare la guerra e cercò di forgiare una politica di progressiva resistenza verso i tedeschi, cercando un rapporto paritario con l’alleato. A mano a mano che questi tentativi naufragavano, il suo atteggiamento verso i Tedeschi si faceva sempre più rigido. Inoltre, Bastianini si oppose alle richieste tedesche sulla consegna degli ebrei delle zone di occupazione italiane, riuscendo ad ottenere anche l’assenso di Mussolini. Pur non facente parte del Gran Consiglio del Fascismo, nella famosa riunione del 24 luglio 1943, Bastianini intervenne come inviato e prendendo la parola si schierò a favore dell’o.d.g. Grandi, convinto che si era avuto uno scollamento tra fascismo e la Nazione in un momento in cui l’unione di tutte le forze era vitale.

Nel 1944 fu nominato ambasciatore ad Ankara dal governo Badoglio, ma si mostrò contrario alla politica antifascista dell’esecutivo e, dunque, declinò. Sapendo di essere ricercato sia dalla questura di Perugia sia dai repubblichini, si rifugiò in Toscana e successivamente in Svizzera e infine in Calabria.

Terminato il conflitto, nel novembre 1947 fu processato dalla Corte d’Assise speciale di Roma e assolto. Lo stesso avvenne con la Commissione per le sanzioni contro il fascismo, mentre una richiesta iugoslava per processarlo come “criminale di guerra” non ebbe seguito. Inoltre, dopo un suo ricorso, gli fu riconosciuta l’indennità di ambasciatore a riposo.

Morì a Milano il 17 dicembre 1961.

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Zara – L’arrivo del primo Governatore della Dalmazia S. E. Bastianini, 30 giugno 1941.

7 Dicembre 1941- Pearl Harbor

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Nel corso del 1941, mentre in Europa Hitler raccoglieva un successo dopo l’altro, il Giappone si avviava al pieno compimento dei suoi progetti egemonici nel Pacifico. Era chiaro a tutti, in Giappone e fuori, che tale processo avrebbe causato uno scontro con gli Stati Uniti.

Quando il Generale Tojo divenne primo ministro nell’Ottobre 1941, quest’ultimo si fece portatore della concezione più intransigente dell’espansionismo giapponese, quella che vedeva in una guerra con gli Stati Uniti un passaggio necessario.

Ben presto, tuttavia, Tojo elaborò un’idea molto più audace che data l’inevitabilità del conflitto con gli USA, prevedeva un attacco di sorpresa che avrebbe distrutto in un solo colpo la flotta statunitense nel pacifico.

L’idea dell’élite al potere in Giappone era che, una volta distrutta la loro flotta, agli americani sarebbero occorsi diversi anni per ricostruirla. Nel frattempo il Giappone si sarebbe solidamente insediato nelle isole del sud- asiatico preparandosi a negoziare da una posizione di forza  il ritorno statunitense.

Agli inizi di Dicembre, quando il conflitto sembrava imminente, i giapponesi decisero di mettere in pratica il loro piano. All’alba del 7 Dicembre 1941 un attacco a sorpresa presso la base militare  di Pearl Harbor nelle Hawaii inflisse una batosta terribile agli americani: 4500 uomini uccisi o feriti, 7 corazzate affondate, 86 navi danneggiate, 247 aerei distrutti.

Per il Presidente statunitense Frank Delano Roosvelt, la guerra scatenata dal Giappone era una guerra globale, nel senso che bisognava combatterla anche in Europa contro gli alleati del Giappone. Restava il problema di come collegare i due scenari. Hitler facilitò il compito ad Hitler dichiarando (11 Dicembre) guerra agli Stati Uniti.

La guerra, in tal maniera, diventava davvero mondiale.

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28 Novembre 1943 – La Conferenza di Teheran

La conferenza di Teheran, 28 Novembre 1943, è passata alla storia per essere stata il primo incontro dei cosiddetti “tre Grandi” della Seconda Guerra mondiale ovvero Stalin, Roosevelt e Churchill. I tre capi di stato si riunirono per pianificare la fase finale della guerra. Prese così forma l’operazione “Overland” nota come sbarco in Normandia, che fu fissata per Maggio dell’anno successivo.

Venne, inoltre, decisa la “sorte” della Germania una volta conclusa la guerra (la divisione territoriale) e si raggiunse un accordo sulla questione della Polonia: a Stalin, infatti, fu permesso di occupare i territori polacchi. Sul fronte Jugoslavo si decise di dare pieno appoggio alla lotta dei partigiani di Tito, accordandosi sulla difesa dell’indipendenza dell’Iran e infine sulla creazione dell’ ONU.

La conferenza oltre a essere stata il primo incontro dei tre Grandi, assunse una particolare valenza psicologica poiché emerse un’enorme volontà di vincere la guerra. Come ebbero ad affermare al termine della conferenza i tre protagonisti, “Siamo venuti qui con speranza e determinazione, ce ne andiamo amici, nei fatti, nello spirito e nei propositi”.

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21 novembre 1943 – Eccidio di Pietransieri

L’eccidio del 21 novembre 1943 in località Pietransieri, frazione del comune di Roccaraso (AQ), fu uno dei più brutali, ma purtroppo tra i meno conosciuti, atti di violenza nei confronti della popolazione italiana durante la Seconda Guerra Mondiale.

Un plotone di paracadutisti tedeschi capitanati da Georg Schulze scatenò la propria violenza nei confronti della popolazione inerme, composta prevalentemente da donne, vecchi e bambini, che si era rifugiata a Pietransieri. Furono uccise 128 persone, senza motivazioni documentate, ma per il semplice sospetto che la popolazione proteggesse i partigiani. La zona in cui avvenne il massacro rappresentava uno dei capisaldi della linea difensiva Gustav su cui le forze armate tedesche si attestarono dopo lo sbarco alleato a Salerno.

Links e documenti.

Ecciodio di Limmari, Pietransieri racconta.

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20 novembre 1945 – Inizia il processo di Norimberga

Il 20 novembre 1945 si apriva a Norimberga il processo messo in piedi dagli Alleati per giudicare i criminali nazisti. In realtà i processi di Norimberga furono 13, ma quello che fece più scalpore nell’opinione pubblica internazionale fu il primo, durante il quale si giudicarono i gerarchi nazisti superstiti. Si scelse Norimberga proprio perché fu la città simbolo del nazional-socialismo. La presidenza del processo fu affidata a Lord Geoffrey Lawrence, mentre Robert H. Jackson fu il pubblico ministero, sotto indicazione diretta del presidente Truman. Il procedimento penale terminò l’1 ottobre 1946.

Il processo di Norimberga creò un lungo dibattito sulla legittimità giuridica del processo stesso, in quanto furono i vincitori a giudicare i vinti. Da questo punto di vista, il processo rappresentò anche una evoluzione del diritto internazionale, dando origine all’esigenza di una corte penale internazionale, che fu effettivamente creata 50 anni dopo.

I capi di accusa furono:

  1. Cospirazione, cioè la progettazione di un piano comune per l’esecuzione degli altri tre crimini successivi.
  2. Crimini contro la pace, per essere stati a capo dell’aggressione contro altri Stati, scatenando la Seconda Guerra Mondiale. Inoltre, commisero la violazione di ben trentaquattro trattati internazionali.
  3. Crimini di guerra, per tutta una serie di violazioni del diritto internazionale bellico della Convenzione dell’Aja, per esempio attraverso i trattamenti disumani nei confronti di popolazioni civili e prigionieri di guerra (torture, schiavitù, saccheggi ecc.).
  4. Crimini contro l’umanità, per aver commesso atti di estrema atrocità nei confronti di avversari politici, minoranze razziali e d’interi gruppi etnici (il genocidio degli ebrei).

Folto il banco degli imputati:

  • Dönitz Karl, grande ammiraglio, fu il successore di Hitler; alla sua morte costituì un governo che ebbe come compito principale quello di firmare la resa (il 7 maggio 1945). Imputato dei capi d’accusa 1, 2 e 3, fu condannato per i capi d’accusa 2 e 3 a 10 anni di reclusione.
  • Frank Hans, avvocato, dal 1939 fu governatore della Polonia controllata dai nazisti. Imputato dei capi d’accusa 1, 3 e 4.
  • Frick Wilhelm, ex ministro degli Interni del Reich. Imputato per i capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Fritzsche Hans, giornalista; dal maggio del 1933 direttore delle informazioni presso il servizio stampa del ministero della propaganda, fu soprattutto accusato come “fantasma” del suo superiore, Goebbels, il ministro della propaganda del Reich. Imputato dei capi d’accusa 1, 3 e 4.
  • Funk Walter, ministro dell’economia del Reich e dal 1939 presidente della Deutsche Reichsbank (banca centrale del Reich). Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Göring Hermann, il “numero due” della Germania, il personaggio più importante del nazismo al processo. Goring, come ministro dell’interno della Prussia, istituì il “Geheimes Staatspolizeiamt” che successivamente divenne la GeStaPo, potente polizia segreta del regime; dopo il successo nelle elezioni del ’30 venne nominato Presidente del Reichstag, quindi Feldmaresciallo, comandante della Luftwaffe e uno dei principali artefici della potenza militare tedesca, facendo mobilitare tutte le forze economiche dello Stato per il riarmo. Partecipò nella pianificazione delle guerre di aggressione in violazione del Trattato di Versailles e degli altri accordi e trattati internazionali. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Hess Rudolf, dal 1933 fu il vice ed il segretario del Führer presso il partito nazista. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Jodl Alfred, generale di corpo d’armata. Capo delle operazioni militari e consulente di Hitler. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Kaltenbrunner Ernst, capo dei servizi di sicurezza del Reich. Imputato dei capi d’accusa 1, 3 e 4.
  • Keitel Wilhelm, capo di Stato maggiore delle forze armate. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Neurath von Konstantin, primo ministro degli esteri di Hitler e poi protettore del Reich per la Boemia e la Moravia. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Papen von Franz, vicecancelliere nel primo gabinetto Hitler del 1933, successivamente ambasciatore a Vienna ed Ankara. Imputato dei capi d’accusa 1 e 2.
  • Raeder Erich, comandante supremo della marina militare. Imputato dei capi d’accusa 1, 2 e 3.
  • Ribbentrop von Joachim, dal 1938 al 1945 ministro degli esteri del Reich, fu protagonista del Patto nazi-sovietico del 1939 (conosciuto pure come Molotov-Ribbentrop), i cui protocolli segreti fissavano la spartizione dell’Europa centro-orientale tra Germania ed Unione Sovietica. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Rosenberg Alfred, ministro del Reich per le zone di occupazione nell’Europa orientale. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Sauckel Fritz, procuratore generale di Hitler come responsabile per i lavori forzati in Germania di manodopera straniera. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Schacht Horace Greely Hjalmar, banchiere, presidente della Reichsbank e ministro dell’economia. Dal 1944 nel campo di concentramento di Flossenbürg. Imputato dei capi d’accusa 1 e 2.
  • Schirach von Baldur, ex capo della gioventù hitleriana e governatore del distretto di Vienna. Imputato dei capi d’accusa 1 e 4.
  • Seyss-Inquart Arthur, avvocato, governatore del Reich per i territori occupati nei Paesi Bassi. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Speer Albert, architetto, ministro del Reich per l’armamento e le munizioni. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Streicher Julius, insegnante elementare, fu il violento propagandista della persecuzione degli ebrei. Fondò nel 1923 il settimanale “Der Stürmer” del quale restò proprietario e direttore fino al 1945. Imputato dei capi d’accusa 1 e 4.

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