5 gennaio 1968 – Inizia la Primavera di Praga

Alexander Dubcek
Alexander Dubček

Con la salita al potere di Alexander Dubček il 5 gennaio 1968, ebbe inizio la cosiddetta Primavera di Praga, un’onda di cambiamento nel Partito comunista cecoslovacco che si prefiggeva la creazione di un “socialismo dal volto umano”. Furono eletti un nuovo presidente della repubblica, il popolare generale Ludvik Svoboda, il presidente dell’Assemblea nazionale, Jòsef Smrkovsky e il capo del governo, Oldřich Černík. La speranza era di cambiare dall’interno il socialismo, renderlo più umano per l’appunto.

L’antefatto era la crisi economica del 1962 che aveva portato alla messa in discussione dei piani quinquennali e a una vivace vita culturale negli anni successivi. L’elezioni di Dubček a capo del Partito comunista slovacco e la sua successiva elezione furono il segnale chiaro del cambiamento.

La cosa fece preoccupare non poco Mosca. Così ebbero inizio il 15 luglio 1968 le trattative dei 15 membri del Patto di Varsavia per frenare questo tentativo “controrivoluzionario”. Il pericolo era che lo spirito di Praga potesse contagiare anche gli altri membri del Patto. Dubček tentò di resistere alle pressioni, convinto dell’appoggio di Tito e di Ceaușescu, che non arrivò. Il 20 agosto le truppe del Patto di Varsavia invasero la Cecoslovacchia. I digerenti cecoslovacchi furono convocati a Mosca e fecero ritorno a Praga accettando, non senza minaccia dell’uso della forza, la Dottrina sulla sovranità limitata. Dubček venne così gradualmente allontanato dalla vita politica.

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26 Dicembre 1991- Scioglimento formale dell’Unione Sovietica

220px-Mikhail_Gorbachev_1987Il 26 Dicembre 1991 il Soviet supremo dell’Unione sovietica scioglieva formalmente l’URSS dopo che, il giorno precedente, il presidente Mikhail Gorbachev aveva presentato le proprie dimissioni.

Lo scioglimento formale rappresentò l’atto conclusivo dello smembramento dell’Unione Sovietica e seguì di pochi giorni gli accordi dell’8 Dicembre che decretarono l’irreversibile dissoluzione dell’URSS ed il Trattato di Alma Ata del 21 Dicembre che sancì la nascita della Comunità degli Stati Indipendenti.

La fine dell’impero sovietico rappresentò la conclusione dell’epoca bipolare. Da quel momento in poi tutte le categorie geopolitiche che avevano informato il sistema di relazioni internazionali sarebbero dovute essere riviste alla luce del venir meno di una delle due superpotenze che avevano retto le sorti dell’ordine globale nei decenni precedenti.

20 novembre 1945 – Inizia il processo di Norimberga

Il 20 novembre 1945 si apriva a Norimberga il processo messo in piedi dagli Alleati per giudicare i criminali nazisti. In realtà i processi di Norimberga furono 13, ma quello che fece più scalpore nell’opinione pubblica internazionale fu il primo, durante il quale si giudicarono i gerarchi nazisti superstiti. Si scelse Norimberga proprio perché fu la città simbolo del nazional-socialismo. La presidenza del processo fu affidata a Lord Geoffrey Lawrence, mentre Robert H. Jackson fu il pubblico ministero, sotto indicazione diretta del presidente Truman. Il procedimento penale terminò l’1 ottobre 1946.

Il processo di Norimberga creò un lungo dibattito sulla legittimità giuridica del processo stesso, in quanto furono i vincitori a giudicare i vinti. Da questo punto di vista, il processo rappresentò anche una evoluzione del diritto internazionale, dando origine all’esigenza di una corte penale internazionale, che fu effettivamente creata 50 anni dopo.

I capi di accusa furono:

  1. Cospirazione, cioè la progettazione di un piano comune per l’esecuzione degli altri tre crimini successivi.
  2. Crimini contro la pace, per essere stati a capo dell’aggressione contro altri Stati, scatenando la Seconda Guerra Mondiale. Inoltre, commisero la violazione di ben trentaquattro trattati internazionali.
  3. Crimini di guerra, per tutta una serie di violazioni del diritto internazionale bellico della Convenzione dell’Aja, per esempio attraverso i trattamenti disumani nei confronti di popolazioni civili e prigionieri di guerra (torture, schiavitù, saccheggi ecc.).
  4. Crimini contro l’umanità, per aver commesso atti di estrema atrocità nei confronti di avversari politici, minoranze razziali e d’interi gruppi etnici (il genocidio degli ebrei).

Folto il banco degli imputati:

  • Dönitz Karl, grande ammiraglio, fu il successore di Hitler; alla sua morte costituì un governo che ebbe come compito principale quello di firmare la resa (il 7 maggio 1945). Imputato dei capi d’accusa 1, 2 e 3, fu condannato per i capi d’accusa 2 e 3 a 10 anni di reclusione.
  • Frank Hans, avvocato, dal 1939 fu governatore della Polonia controllata dai nazisti. Imputato dei capi d’accusa 1, 3 e 4.
  • Frick Wilhelm, ex ministro degli Interni del Reich. Imputato per i capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Fritzsche Hans, giornalista; dal maggio del 1933 direttore delle informazioni presso il servizio stampa del ministero della propaganda, fu soprattutto accusato come “fantasma” del suo superiore, Goebbels, il ministro della propaganda del Reich. Imputato dei capi d’accusa 1, 3 e 4.
  • Funk Walter, ministro dell’economia del Reich e dal 1939 presidente della Deutsche Reichsbank (banca centrale del Reich). Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Göring Hermann, il “numero due” della Germania, il personaggio più importante del nazismo al processo. Goring, come ministro dell’interno della Prussia, istituì il “Geheimes Staatspolizeiamt” che successivamente divenne la GeStaPo, potente polizia segreta del regime; dopo il successo nelle elezioni del ’30 venne nominato Presidente del Reichstag, quindi Feldmaresciallo, comandante della Luftwaffe e uno dei principali artefici della potenza militare tedesca, facendo mobilitare tutte le forze economiche dello Stato per il riarmo. Partecipò nella pianificazione delle guerre di aggressione in violazione del Trattato di Versailles e degli altri accordi e trattati internazionali. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Hess Rudolf, dal 1933 fu il vice ed il segretario del Führer presso il partito nazista. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Jodl Alfred, generale di corpo d’armata. Capo delle operazioni militari e consulente di Hitler. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Kaltenbrunner Ernst, capo dei servizi di sicurezza del Reich. Imputato dei capi d’accusa 1, 3 e 4.
  • Keitel Wilhelm, capo di Stato maggiore delle forze armate. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Neurath von Konstantin, primo ministro degli esteri di Hitler e poi protettore del Reich per la Boemia e la Moravia. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Papen von Franz, vicecancelliere nel primo gabinetto Hitler del 1933, successivamente ambasciatore a Vienna ed Ankara. Imputato dei capi d’accusa 1 e 2.
  • Raeder Erich, comandante supremo della marina militare. Imputato dei capi d’accusa 1, 2 e 3.
  • Ribbentrop von Joachim, dal 1938 al 1945 ministro degli esteri del Reich, fu protagonista del Patto nazi-sovietico del 1939 (conosciuto pure come Molotov-Ribbentrop), i cui protocolli segreti fissavano la spartizione dell’Europa centro-orientale tra Germania ed Unione Sovietica. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Rosenberg Alfred, ministro del Reich per le zone di occupazione nell’Europa orientale. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Sauckel Fritz, procuratore generale di Hitler come responsabile per i lavori forzati in Germania di manodopera straniera. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Schacht Horace Greely Hjalmar, banchiere, presidente della Reichsbank e ministro dell’economia. Dal 1944 nel campo di concentramento di Flossenbürg. Imputato dei capi d’accusa 1 e 2.
  • Schirach von Baldur, ex capo della gioventù hitleriana e governatore del distretto di Vienna. Imputato dei capi d’accusa 1 e 4.
  • Seyss-Inquart Arthur, avvocato, governatore del Reich per i territori occupati nei Paesi Bassi. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Speer Albert, architetto, ministro del Reich per l’armamento e le munizioni. Imputato dei capi d’accusa 1, 2, 3 e 4.
  • Streicher Julius, insegnante elementare, fu il violento propagandista della persecuzione degli ebrei. Fondò nel 1923 il settimanale “Der Stürmer” del quale restò proprietario e direttore fino al 1945. Imputato dei capi d’accusa 1 e 4.

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25 Ottobre 1962 – Gli Usa mostrano le foto dei missili sovietici a Cuba

La crisi dei missili di Cuba ha rappresentato una delle fasi più intense nel confronto est-ovest. Uno di quei momenti in cui la pace mondiale è stata appesa ad un filo ed affidata alle mani dei protagonisti delle vicende politiche internazionali.

Quando il Presidente americano John F. Kennedy viene informato dell’esistenza nell’isola cubana di missili sovietici offensivi e di rampe di lancio in fase di costruzione la tensione arrivò alle stelle. Per la prima volta il territorio americano era direttamente minacciato dai missili sovietici.

La risposta kennediana fu ferma e decisa. Il mondo tratteneva il fiato. Quello che rendeva molto grave  un’ azione risoluta era che per la prima volta nella storia del confronto bipolare si correva il rischio concreto di scatenare un guerra atomica. 

Il presidente statunistense si orientò allora verso una soluzione intermedia: imporre un blocco di Cuba atto ad impedire l’arrivo dell’armamento atomico sovietico e, contestualmente, un ultimatum intimante ai sovietici di rinunciare alla costruzione delle rampe di lancio.

Il 25 Ottobre 1962 Adlai Stevenson rappresentante statunitense alle Nazioni Unite, in una drammatica sessione straordinaria del Consiglio di Sicurezza pressò energeticamente il delegato sovietico Valerian Zorin  ad ammettere la presenza di missili sovietici a Cuba. Al silenzio di Zorin, Stevenson rispose allora mostrando le foto scattate da un areo statunitense che provavano inequivocabilmente le installazioni sovietiche nell’isola.

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23 Ottobre 1956 – Inizio della Rivolta Ungherese

Nell’Ottobre del 1956 Budapest  viveva un clima incandescente. Il processo di destalinizzazione ebbe infatti in Ungheria profonde e durature conseguenze.

Un circolo dissidente composto da giovani intellettuali , il “Circolo Petofi”, aveva preparato il terreno ad un ampio movimento di protesta contro il regime stalinista guidato da Matyas Rakosi.

Il 22 Ottobre alle ore 15 si tenne una grande riunione al Politecnico di Budapest con circa 5000 partecipanti che si prolungò fino all’alba del 23. Si chiedeva la reintegrazione politica e la nomina a Primo Ministro di Imre Nagy, una nuova politica economica e libertà di stampa.

A queste richieste se ne aggiunsero altre sempre più audaci: l’evacuazione delle truppe sovietiche, elezioni a suffragio universale e segreto e la generale revisione dell’assetto economico del paese e delle relazioni con l’URSS.

Per il giorno seguente veniva infine decisa l’organizzazione di una grande manifestazione. Era l’inizio della rivolta ungherese, successivamente soffocata nel sangue dalle armate sovietiche.

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